Resoconto di Maistus, sesta biennale del coltello sardo a Sarroch – Intervista al fotografo Fabio Costantino Macis

Resoconto di Maistus, sesta biennale del coltello sardo a Sarroch – Intervista al fotografo Fabio Costantino Macis

Set 26, 2011

Dal 23 al 25 settembre 2011 presso i locali di Villa Siotto a Sarroch si è svolta la sesta biennale del coltello sardo denominata Maistus, organizzata dal direttore artistico Walter Piras e dalla Pro Loco di Sarroch.

Una mostra promossa dal Comune di Sarroch che riprende una delle tipiche tradizioni della Sardegna, nata per valorizzare i “maestri” (in dialetto “MAISTUS”) del coltello Sardo.

La Villa Siotto è un edificio padronale dei primi anni del ‘900, offre uno dei saloni più prestigiosi per ambiente ed architettura e permetterà a coltellinai e visitatori di usufruire di spazi e servizi che rendono gradevole la permanenza alla mostra.

Il Comune di Sarroch è stato il primo in Italia a sottoscrivere con il Comune di Albacete (Spagna) la “Dichiarazione di Albacete” alla presenza di un ministro della Comunità Europea, la quale ha l’obiettivo di creare un marchio Europeo della coltelleria per riconoscere e proteggere i marchi ed identificare il prodotto nella commercializzazione in Europa.

La mostra è stata preceduta da una conferenza stampa nella quale è intervenuto il Sindaco,  Giovanni Basso come esperto di coltelli etnici, e Fabio Costantino Macis.

Giovanni Basco per l’occasione ha concesso la sua collezione di coltelli tibetani per la settima edizione nella quale sarà allestita un’area dedicata ai coltelli Tibeto Himalayani, 60 manufatti di grande valore ed interesse etnico. La collezione ripercorrere le vie del corallo rosso e del Mediterraneo.

È stata allestita, al primo piano della Villa Siotto, una mostra fotografica di Fabio Costantino Macis. Abbiamo incontrato il fotografo Fabio Costantino Macis per qualche curiosità sull’evento e sul suo lavoro. Buona lettura!

 

A.M.: Cosa lega la tua produzione fotografica alla sesta biennale della mostra del coltello?

Fabio Costantino Macis: Ciò che mi lega a quest’evento è stata semplicemente una proposta di Walter, il direttore artistico. Mi chiese una serie fotografica che potesse riguardare la produzione di un coltello sardo ma che non fosse puramente un reportage. Voleva qualcosa di particolare ed inusuale. Così ho provato a cimentarmi nella ricerca di questi scatti ed a concentrarmi sull’oscurità e sull’obbligata solitudine di quel mestiere che necessità di tanta concentrazione e poche distrazioni attorno, applicando quest’obbligo agli oggetti stessi che vengono utilizzati dai coltellinai. 

 

A.M.: Come ha risposto il pubblico?

Fabio Costantino Macis: Se dicessi “benissimo” direi un’idiozia. Non posso saperlo. Un “belle, veramente suggestive” od un “Oh Luigi itta sesi narendu!? No c’indi funti de fotografiasa annoi!” (trad.it. “Oh Luigi che stai dicendo? Non ci sono fotografie qui”) con le stampe  d’un metro per settanta di fronte, non possono essere indicative di una buona o cattiva risposta assoluta. Ciò che veramente il pubblico possa aver pensato a riguardo può saperlo con certezza solo il pubblico stesso, non io.

 

A.M.: Ma questa non è stata la tua prima mostra, ci puoi parlare un po’ delle altre?

Fabio Costantino Macis: Non è la prima in sé ma è invece la prima nella quale son potuto esserci personalmente. In passato esposi in Grecia, per due volte a New York all’Ico Gallery ed a Las Vegas. Non posso dir d’aver vissuto bene quelle esperienze. Anzi non posso dir d’averle vissute, proprio perché mi ritrovavo a non aver abbastanza soldi per poterci essere di persona. Lì, da qualche parte in un altro continente succedeva qualcosa che mi riguardava, ma io ero qui in Sardegna a far il cameriere in un ristorante per la prima a NY. Per la seconda mostra ero in Emilia Romagna a vivere una esperienza involontaria “molto particolare”, esperienze molto belle e molto brutte, viaggi in treno, in bicicletta, tra ladri, cocainomani, ladri cocainomani, sessomani, goliardici e paterni datori di lavoro, grandi colleghi fotografi, amiche che arrivavano dalla Sardegna per farsi rasare la testa in cambio di migliaia di euro, buone e cattive conoscenze, puttane, piadine, pasta all’uovo, sagre dello squaquerone, ed uno strano lavoro che consisteva nel rigenerare cartucce per stampanti.

 

A.M.: Hai una fotografia che preferisci fra tutte? E quella che secondo te è la preferita dal pubblico?

Fabio Costantino Macis: Questa! —–>


A.M.: I tuoi padri della fotografia?

Fabio Costantino Macis: Non li ho mai conosciuti. Sono orfano…e anche simpatico, a volte.

 

A.M.: Qual è lo scopo della tua ricerca?

Fabio Costantino Macis: Lo scopo della mia ricerca in genere in campo artistico è di cercare di coinvolgere il più possibile il pubblico all’interno di una mostra\evento\spettacolo al fine di far sentir la persona stessa parte producente del contesto stesso nel quale si ritrova. Gesto che può essere anche utile nel far rimanere impressa l’esperienza propria in quel contesto. Il fine principale è sicuramente quello di veicolare più efficientemente ed efficacemente un messaggio, un concetto, una sensazione. Insomma, basta con le immagini e le foto, ci siamo rotti i coglioni delle immagini. Usiamole, si,ma di meno. Lo scopo della mia ricerca in fotografia, invece, è sicuramente il tentar il più possibile di far coincidere al meglio le mie idee visive con l’immagine finale e il cercar di far arrivare almeno un po’ delle mie intenzioni a chi guarda l’immagine. Detto in poche parole: cerco di migliorare continuamente la mia tecnica e la mia efficacia comunicativa che non sono mai abbastanza sufficienti.

 

A.M.: Da un po’ il tuo nome circola anche con gli eventi di “Manicomi aperti”. Vuoi raccontarci qualcosa?

Fabio Costantino Macis: Manicomi Aperti. Un meraviglioso progetto nazionale di Francesca Fadda, mia sorella acquisita  con la quale ho collaborato e collaboro tutt’ora per mandar avanti questo suo progetto e molti altri che stiamo generando e rifinendo, sopratutto finalizzati all’utilizzo dell’arte in ambito sociale ed in qualche modo legati alla salute mentale. Grazie a questa grande esperienza faticosissima, per via del fatto che avessimo avviato il tutto in tre (Francesca, io e Mike the Bidda) senza neanche un minimo finanziamento, ho potuto e dovuto acquisire nuove capacità e talvolta è stata illuminante nel mostrarmi anche quali potessero essere i miei grandi limiti. Quindi: non solo un’esperienza formativa in ambito lavorativo ma anche un momento di crescita di consapevolezza e di sviluppo in ambito personale ed umano da parte di noi tutti, sicuramente. Tutto ciò è potuto accadere grazie al rispetto vicendevole che c’è stato, alla passione che ci abbiamo messo senza guadagnarci un soldo ma, anzi, dovendo spendere spesso di tasca nostra pur non potendocelo permettere, alla spinta motivazionale da parte di qualcuno degli artisti e dei partner che hanno partecipato e ci hanno sostenuto, ma sopratutto bisogna dar un grosso merito alla comunicazione e alla trasparenza che c’è stata sempre fra noi tre. Manicomi Aperti è stata anche un’occasione nella quale ho potuto testare le mie prime idee di interazione con il pubblico grazie alla mia splendida e brava ragazza, Noemi Medas, attrice professionista, e ad alcuni miei cari amici performer e attori  che si son prestati grandiosamente a questo mio esperimento (Marco Casto, Giulia Zucca, Andrea Pilo, Enrico Steri, Federica Ibba, Margherita Rastiello, Michele Zucca).

 

A.M.: È stata un’esperienza interessante?

Fabio Costantino Macis: La prima tappa è stata a Dolianova, fronte ex-manicomio. La seconda è stata a Cagliari dal 16 al 20 di Settembre nel Centro Culturale D’arte il Ghetto, la prossima sarà probabilmente a Brindisi e la successiva ancora, forse, sarà ancora più distante. Ormai si è attivato un processo autonomo che ci sta permettendo di far evolvere il progetto con nuovi contenuti, nuovi partecipanti, nuovi partners e conseguentemente: nuove emozioni e nuove situazioni! La rifarei e la rifaremo anche molto presto.

 

A.M.: Prossimi progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Fabio Costantino Macis: Certo! Vorrei costruire un teletrasporto. Cerco collaboratori.

–          Nel ringraziare Fabio per la disponibilità e per l’originalità delle risposte, sollecito la sua richiesta ed invito tutti coloro che volessero partecipare alla costruzione del teletrasporto di visitare il sito.

 

Info

Fabio Costantino Macis

Manicomi Aperti

 

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