Intervista di Alessia Mocci a Luca Rachetta ed al suo "La torre di Silvano"

Intervista di Alessia Mocci a Luca Rachetta ed al suo "La torre di Silvano"

Ago 24, 2011

La torre di Silvano”, edito nel 2008 dalla casa editrice L’autore Libri Firenze, è la pubblicazione svolta di Luca Rachetta che segna il passaggio dalla narrativa breve al romanzo. Luca ha pubblicato con la stessa cosa editrice nel 2008 “La teoria dell’elastico.

Viaggio fra le varie tipologie umane della nostra società” e nel 2009 “La guerra degli Scipioni”.

“La torre di Silvano” vuole affrontare la grande tematica della giustizia attraverso gli occhi dell’avvocato Silvano Rupestro ed attraverso la differenziazione tra sogno e realtà.

Luca è stato molto disponibile con noi di Oubliette nel voler rispondere ad alcune domande sulla sua pubblicazione. Buona lettura!

 

A.M.: Che cosa hai provato quando hai preso in mano per la prima volta “La Torre di Silvano”?

Luca Rachetta: La torre di Silvano non è la mia prima pubblicazione, ma rappresenta in ogni caso un punto di svolta, perchè segna il passaggio dalla narrativa breve a una scrittura più distesa e strutturalmente elaborata. Se a questo si aggiunge il forte grado di coinvolgimento personale nei confronti delle tematiche e delle suggestioni che popolano il libro, si può facilmente intuire quale fosse il mio stato d’animo quando presi in mano il volume fresco di stampa: soddisfazione mista a curiosità, quest’ultima rivolta alle sorti editoriali del libro ed al grado di apprezzamento che il pubblico avrebbe rivolto ad un testo che, lungi dal volersi accattivare facili simpatie con la cronaca di peripezie o di fatti pruriginosi e con una scrittura semplice e disadorna, puntava a giocare la sua partita sul piano della forma, raccontando situazioni quotidiane di disagio e di difficoltà.

  

A.M.: Quando e come nasce l’idea di scrivere questo romanzo?

Luca Rachetta: Riflettendoci a posteriori, vale a dire dopo la pubblicazione del libro, sono arrivato alla conclusione che La torre di Silvano si focalizzi sul grande tema della giustizia (e dell’ingiustizia) in differenti accezioni: la giustizia degli uomini, di cui l’avvocato Rupestro sperimenta l’imperfezione, la giustizia astratta e superiore che la vita non sempre garantisce agli uomini, tra aspirazioni frustrate, meriti veri o presunti non coronati da successo e soddisfazioni, prepotenze non punite dalla giustizia e vendicate da una giustizia alternativa, come nell’episodio del brigante Matteo rievocato da Silvano. Ecco, probabilmente La torre di Silvano nasce dalla necessità di dare voce ad alcune riflessioni sulla vita elaborate nel corso degli anni, affidandole, nella finzione narrativa, ad un personaggio con una forte connotazione autobiografica.

 

A.M.: Il sottotitolo “Le notti e i giorni di un sognatore di provincia” ha una qualche valenza sociale?

Luca Rachetta: “Le notti e i giorni” potrebbe stare per “i sogni e la realtà”, con accentuazione dell’elemento notturno ed onirico, posto prima di quello diurno e reale, in quanto è da esso che il personaggio di Silvano attinge le speranze foriere di vita. E in tal senso la provincia può senza dubbio rappresentare il contesto privilegiato dei sogni, in quanto luogo della mancanza, in cui all’individuo non sono concesse le medesime possibilità che vengono messe a disposizione dell’abitante del grande centro. La privazione innesca dunque più facilmente il meccanismo del sogno e, talvolta, dell’illusione, anche perché la provincia, meno caotica e più a misura d’uomo (anche se oggi temo che non sia sempre vero…), garantisce quei ritmi di vita più blandi di cui il sognatore ha assolutamente bisogno per confezionare l’abito delle proprie chimere.

 

A.M.: Chi è Silvano? Che cosa rappresenta per la società?

Luca Rachetta: Silvano Rupestro soffre per i motivi che fanno soffrire anche altri, forse tutti, sebbene egli sembri rendersi conto della situazione in modo più chiaro, finendo così col risentirne un po’ di più. Egli non è tuttavia un ribelle, e nemmeno un rassegnato, perché alberga in lui l’implicita consapevolezza dell’inutilità di qualsiasi forma di autolesionistica ribellione o di sterile vittimismo: Silvano cerca infatti di scendere a patti con chi minaccia la stabilità della sua torre, cioè della sua stessa esistenza, nella convinzione che, in fondo, l’importante sia pur sempre vivere. Alla fine della storia, poi, mostra addirittura di accogliere la vita in modo forse più consapevole e determinato rispetto a prima, quando l’uccello dal candido piumaggio, che in passato faceva un’altra strada, ora gli va incontro. Forse perché è lo stesso Silvano a volere così…

 

A.M.:  Ritieni che ognuno di noi metaforicamente stia edificando una torre dentro di se?

Luca Rachetta: La torre è la metafora del proprio mondo interiore, degli affetti, delle aspirazioni e delle idealità che contraddistinguono l’identità di qualunque persona e che talvolta rappresentano le uniche certezze possibili nell’ambigua e labirintica dimensione della vita. È importante tuttavia che lo scarto tra i propri desideri individuali ed una realtà cristallizzata e di difficile interpretazione che ne impedisce il coronamento non ci induca ad essere tentati dalla soluzione della rinuncia e dell’isolamento. Silvano, come già detto, avverte questa tentazione, ma, seppure a fatica, sembra convincersi che non sia questa la soluzione ai suoi problemi.

 

A.M.:  Letteratura e tecnologia. Che cosa ne pensi del mercato degli eBook? E del book trailer?

Luca Rachetta: Penso che la tecnologia possa dare un grande aiuto alla letteratura, non solo nell’ottica della promozione e della diffusione di un’opera, ma anche favorendo il contatto tra autori e lettori attraverso un canale veloce e diretto. Proprio per conseguire queste finalità ho deciso di gestire un mio blog personale ed un profilo su Facebook con gruppi ed eventi correlati alla mia attività di narratore, nella certezza che lo strumento tecnologico, qualora rimanga un mezzo e non diventi un fine, possa essere molto utile alla causa della scrittura. In tal senso non mi sento di condannare nemmeno l’eBook, il cui mercato potrà al massimo affiancare, ma non certo sostituire, quello del libro cartaceo, a mio parere, oltre che di più agevole e riposante fruizione, tanto più ricco di fascino, con l’odore dell’inchiostro tipografico e le sensazioni tattili prodotte dalla ruvidità e dal calore della carta.  Proprio per sperimentare anche questo moderno veicolo di cultura ho deciso, qualche mese fa, di pubblicare il mio racconto La missione di San Silvestro in formato elettronico, con tanto di illustrazioni a corredo del testo. L’esperienza del book trailer, invece, mi manca ancora,  ma penso che per esso valga lo stesso discorso fatto per internet e per gli eBook: ben venga tutto ciò che sia in grado di favorire la circolazione della letteratura, in particolare se prodotta da scrittori esordienti e senza grandi case editrici alle spalle, che nella tecnologia trovano un supporto promozionale tutto sommato “democratico” e di facile accesso.                

                              

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