"Versi Anatomici" di Silvia Pascal – recensione di Marzia Carocci

Recensione a “Versi Anatomici”    autrice Silvia Pascal

A cura di Marzia Carocci

Un canto senza retorica, né false ideologie, una voce priva di banalità .

Emozioni fuori del corpo, vomitate, calpestate, generate con la netta sensazione e con la certezza di trovarsi in un mondo che spesso non comprende, nell’egoismo che vige come dittatura nell’esistenza umana.

Silvia Pascal, si esprime in contestazioni e denunce nelle quali lei stessa n’è vittima, riconosce il senso del vuoto esistenziale, ma non si fustiga, anzi, si sfoga e si ribella di quel cammino obbligato, e non amato, nella consapevolezza che tutto è potere, dominio, e non vi è possibilità di scelta se non  a ribellarsi con una scrittura che taglia e che graffia le coscienze amorfe e inerti.

L’autrice usa indubbiamente una forma nuova di espressione con la quale si esprime, ella infatti incanta con le sue verità che lasciano il lettore in un’attenta riflessione che coinvolge e al tempo stesso annienta.

Silvia Pascal tramite una semantica particolarmente descrittiva ci prospetta uno scenario in monocromia, ma in continuo movimento, come se il nero e il bianco riuscissero a dare forma e corpo alle sue parole.

Lei ci trascina nella consapevolezza e nella riprova di un cammino complicato, un terreno irto di ostacoli e oscurato da  nebbie, dove la speranza spesso abortisce sé stessa e si rinnega, dove la difficoltà della comunicabilità diventa ossessione e isolamento al canone comune del vivere stesso.

L’autrice non finge a sé stessa anzi, si convince di una realtà che la rende mortificata, sola, disorientata. Certamente conscia del suo stato, si lascia scagliare in balia degli eventi  sfogando la sua indignazione in queste pagine che vibrano , respirano e ci fanno sentire la sua voce.

Pag 64

E anch’io

ho pur bevuto

il sangue di Cristo.

Ogni volta per niente.

Parole forti, che rilevano un tentativo di salvezza, ma che immediatamente Silvia Pascal , rifugge di nuova delusa.

Il lettore non può in ogni caso esimersi dal notare che la nostra autrice scrive “Cristo” con la lettera maiuscola, e questo ci lascia ad intendere che nonostante la rabbia, l’amarezza,l’accettazione del proprio abisso, l’autrice mantiene quella luce accesa, una fiaccola tenue in mezzo alle ombre , le stesse che  regolarmente il cammino terreno ci impone, ledendo ogni sentimento, ogni emozione e spesso soffocando la nostra sensibilità trasformandoci poi come anime vuote, senza più voli o sogni da inventare.

Una giovane autrice che sa gridare , a piena voce , la propria rifrazione interiore, la propria delusione, ella ha capito che anche attraverso la scrittura, si può arrivare a scuotere quelle coscienze vuote e egoiste, un’autrice che con determinazione riscatta il suo tempo di vivere.

Marzia Carocci (critico letterario recensionista)

apollinaire.mc@libero.it

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