"7-Seven" 21 storie di peccato e paura AAVV Piemme, recensione di Nadia Turriziani

"7-Seven" 21 storie di peccato e paura AAVV Piemme, recensione di Nadia Turriziani

Lug 6, 2011

7-Seven. 21 storie di peccato e paura AAVV
Autori: Vari
Casa editrice: Piemme
Collana: Narrativa
Serie Thriller
Rilegatura rilegato con sovraccoperta
Formato 13×21 cm
Pagine 410
Prezzo: € 19,00
Illustratore/Curatore a cura di Gian Franco Orsi
Data di pubblicazione maggio 2010
ISBN 978-88-566-1154-0

Un’antologia terapeutica per tutti gli autori che hanno deciso di parteciparvi. Una sfida per ciascuno di loro ad affrontare sia sul piano letterario sia su quello psicologico uno dei sette vizi capitali.

Gli scrittori, invitati a scegliere liberamente il loro “vizio”, coinvolgono il lettore sia con le storie di delitti, rapine, follia, sia con la curiosità di scoprire il “lato oscuro” di ogni autore con la confessione della loro scelta, firmata in calce al racconto.

Alcuni esempi illuminanti: «Quando mi è stato proposto un racconto noir su uno dei peccati capitali» scrive Perissinotto «la mia scelta cadde sulla Lussuria, perché è l’unico peccato di cui mi pento: mi pento di non averlo commesso abbastanza spesso».

Pederiali, invece, ha scelto la Gola «per una questione di DNA emiliano e per onorare la memoria di un caro amico: Giovanni Poletti che nel 1957 diede una famosa cena per salutare gli amici più intimi prima di buttarsi nel canale. Una cena indimenticabile, una vera ultima cena…»

“Un’antologia che si è anche presa la libertà – laica  e democratica – di elencare i sette vizi capitali non più secondo il dictar di Gregorio Magno, ma in ordine alfabetico, tanto che l’ultimo è diventato il primo.  L’Accidia, appunto. Seguita da Avarizia,Gola, Invidia, Ira, Lussuria, Superbia…. “(Gian Franco Orsi)

Ventuno scrittori, a gruppi di tre, hanno scritto storie ispirate ai peccati capitali. Storie grosso modo estreme, dunque, collocate ai margini dell’esperienza esistenziale comune, con un più alto tasso di conflitto e di violenza. Criterio che poi rientra tra quelli, tutti ambigui e discutibili, comunemente usati per discriminare tra letteratura e paraletteratura – dove la seconda punterebbe sull’eccezionalità degli eventi e sul brivido o la suspense che ciò provocherebbe.

Nel leggere i racconti ci si accorge che sono completamente diversi l’uno dall’altro. Vi sono narratori che privilegiano stili sincopati, abolendo gli aggettivi, o mettono in primo piano l’evidenza delle immagini; mentre alcuni di loro preferiscono la scrittura piana e persuasiva.

Le tematiche, poi, differiscono radicalmente. Si va dallo sberleffo alla visione apocalittica, dalla satira politica aperta alla tragedia pura e semplice.

Per finire una nota storica: fu San Gregorio Magno, papa dal 590 al 604, a codificare in sette i vizi capitali, eliminando la Tristezza che c’era nell’elenco precedente e mettendo la Superbia al primo posto, considerandolo il peggiore dei vizi. A quanto pare il sommo poeta Dante non era d’accordo, perché i superbi non li cacciò all’Inferno, ma li sistemò momentaneamente in Purgatorio.

Nadia Turriziani

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