Intervista di Alessia Mocci a Beatrice Benet ed al suo “L’amante, Colei che ama”, Rupe Mutevole Edizioni

Intervista di Alessia Mocci a Beatrice Benet ed al suo “L’amante, Colei che ama”, Rupe Mutevole Edizioni

Giu 11, 2011

L’amante, Colei che ama”, edito nel 2009 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, è il secondo lavoro di Beatrice Benet. Nel 2007, infatti, la Benet ha pubblicato la raccolta “Più lontano del mare e del cielo”, nel 2009 compare nel volume dell’Einaudi “Io mi ricordo” con il racconto “Giulia”.

“L’amante, Colei che ama” è una lunga lettera – dialogo interiore sentimentale di una donna, un’amante, che ama profondamente un uomo sposato. La prosa della Benet è veritiera e mai scontata, le emozioni trascinano il lettore in riconoscimenti e disconoscimenti constanti creando una tensione viscerale molto forte.

Beatrice Benet è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune nostre domande sulla sua pubblicazione e sulla sua vita. Buona lettura!

 

A.M.:  “L’amante, Colei che ama” è un lungo dialogo con se stessi e con la persona amata. Come e quando è nata l’idea di questo libro?

Beatrice Benet: L’Amante nasce più come una riflessione personale, quasi una forma di diario perché c’è la consapevolezza della mancata risposta. La protagonista sa che probabilmente non ci sarà né dialogo, né confronto, ma ha necessità di comunicare e soprattutto di mantenere vivo questo sottile filo che la lega a questo uomo. L’idea nasce dalle storie sentite e vissute nel corso di una vita, è una storia al femminile perché ritengo che siano le donne maggiormente capaci di grandi gesti d’amore e soprattutto di grande introspezione. Ho deciso di scrivere questo romanzo in un momento di riflessione personale, in un momento che necessitava di bilanci e nuove decisioni ed anche di scelte definitive, per quanto dolorose potessero essere.

 


A.M.:
 “…tutti sono stati comunque infelici” con questa mesta frase potresti sintetizzare “L’amante colei che ama”?

Beatrice Benet: La frase si riferisce alle scelte che spesso si fanno nella vita per comodo, per necessità, per incapacità o per mancanza di coraggio. A volte gli adulti si nascondono dietro ai figli vantandosi del proprio spirito di sacrificio che li porta a vivere male, in un contesto di ipocrisia con la presunzione di dare stabilità ad esempio proprio ai figli, senza rendersi conto che i bambini ed ancor più i ragazzi avvertono la finzione, il malessere e lo assorbono ed alla fine lo subiscono a volte con risvolti anche tragici nella loro vita futura. Noi adulti fingiamo di non renderci conto che la verità, per quanto cruda possa essere, alla fine renderà  tutti più forti, la menzogna …tutti estremamente infelici.

 

 
A.M.:  Quanto è importante per te lo stile letterario?

Beatrice Benet: Credo che lo stile sia qualcosa di estremamente personale. Personalmente scrivo esprimendo i sentimenti che provo realmente, o che mi sono stati raccontati, nel modo più diretto e discorsivo possibile. Sono un’accanita lettrice e ho amato vari scrittori e vari stili, sento molto vicina la letteratura sudamericana della Allende o di Gioconda Belli, ma credo che, se all’interno di ciò che uno scrive, ci si mette anche l’anima e, quindi, il proprio modo di essere e di vedere il mondo, al lettore riuscirà ad arrivare il messaggio che ha spinto l’autore ad iniziare proprio quella storia. Ovviamente i grandi della letteratura di ogni tempo sono un insegnamento, ma alla fine è con le proprie emozioni e con i propri modi di essere che si fa i conti anche quando si scrive.

 

 
A.M.:  Qual è la percentuale di Beatrice Benet in “L’amante, Colei che ama”?

Beatrice Benet: Partendo dalla considerazione che uno scrittore inventa delle storie, diciamo che queste che raccontano la vita in un qualche modo sono rappresentative del pensiero dell’autore stesso. Mi spiego meglio. Nell’Amante non c’è una storia con una trama da seguire, c’è solo un sentimento da raccontare in una situazione molto comune, quindi il modo di affrontare questa circostanza potrebbe tranquillamente essere quello che avrei adottato io in un contesto simile.

 
A.M.: Hai ricevuto delle critiche negative da parte di qualche lettore?

Beatrice Benet: Con molta soddisfazione devo dire che finora ho ricevuto solamente lettere di persone, per lo più donne, che mi dicevano di essersi riconosciute nella protagonista, di aver vissuto situazioni analoghe, magari con finali diversi, ma molto simili per quanto riguarda lo svolgimento della storia, confermando l’idea che avevo io e cioè che stavo raccontando solamente una storia comune.

 

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

Beatrice Benet: Decidere di pubblicare un libro ti fa entrare in un mondo molto particolare, ti rendi conto da subito che le cosiddette grandi case editrici non leggeranno mai il tuo scritto se non sarà promosso da qualche nome famoso ed allora cominci a cercare chi invece ti darà fiducia, a volte incappi in situazioni spiacevoli dove ti vengono solo chiesti soldi. Rupe Mutevole è una casa editrice seria, che cerca di avere un contatto diretto con l’autore, che fa in modo di promuovere gli scritti che vengono pubblicati e soprattutto che stipula contratti molto onesti. Nonostante le difficoltà che comunque si devono affrontare per poter avere maggiore visibilità in questo panorama, Rupe Mutevole è una casa editrice da consigliare e di cui fidarsi.

 
A.M.:  Hai qualche novità per il 2011? Ci puoi anticipare qualcosa?

Beatrice Benet: Sto ultimando un nuovo romanzo completamente diverso dai due precedenti perché, per la prima volta il mio protagonista sarà un uomo. È una storia molto forte che tratta di un abuso su un bimbo, raccontato dalla stessa vittima, ormai adulta che attraverso un delicatissimo processo di presa di coscienza dell’orrore subito e delle conseguenze derivate, cerca di riemergere e soprattutto di trovare una giustificazione al suo vivere.

 

Il giudizio degli scrittori sulle case editrici è sempre molto interessante e da prendere in considerazione per eventuali rapporti con esse. Quindi lettori ed emergenti scrittori tenete presente la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni: è consigliata da Beatrice Benet.

 

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Rupe Mutevole Edizioni

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Recensione 

 

Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

 

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