“Mia Sorella Emanuela” di Fabrizio Peronaci e Pietro Orlandi: una nuova prova sulla sopravvivenza di sua sorella

“Mia Sorella Emanuela” di Fabrizio Peronaci e Pietro Orlandi: una nuova prova sulla sopravvivenza di sua sorella

Giu 10, 2011

Per la prima ha raccontato lo strazio dell’infinita attesa di Emanuela.

Sono stati fatti ascoltare pubblicamente alcuni brani del colloquio tra Pietro Orlandi e l’attentatore di Giovanni Paolo II, Alì Agca, avvenuto nel  gennaio del 2010.

Un documento inedito, che il fratello di Emanuela ha messo a disposizione della magistratura, nella speranza che  possa rivelarsi utile nelle indagini.

Pietro Orlandi racconta il contenuto del suo colloquio con l’attentatore del Papa, Alì Agca, che ha incontrato in Turchia nel gennaio 2010 e fornito una versione precisa del sequestro.

Fornisce una nuova prova sulla sopravvivenza di sua sorella a un mese e mezzo dopo la scomparsa, quando fu vista in un paese vicino Bolzano trasandata e deperita.

Svela che, dietro una delle sigle che per mesi tennero l’Italia con il fiato sospeso, in un drammatico balletto di rivendicazioni e depistaggi, c’erano i servizi segreti italiani.

Rintraccia una testimone oculare che porterebbe a concludere che Emanuela sia viva e ostaggio dei Lupi Grigi in Marocco.

Pietro in queste pagine chiede al Vaticano di abbandonare ogni reticenza, “in nome della verità e della parola del Vangelo”. Rende noto il contenuto di un’accorata lettera della sua famiglia a Benedetto XVI.

Incalza la magistratura italiana affinché prosegua nelle indagini. Il libro darà nuova linfa lla ricerca di Emanuela Orlandi rivelando le nuove prove che il fratello Pietro ha raccolto nella sua indagine trentennale in tutta Europa a partire dalla rilettura degli atti.“La speranza di ritrovarla non ci abbandona mai…”.

Pietro, nonostante tutto ha fiducia e racconta Emanuela come nessuno l’hai mai fatto prima: la passione per la musica, il catechismo, la scuola, gli amici, la spensieratezza di un’adolescenza felice dentro lo Stato pontificio, l’amore per papà Ercole, mamma Maria, le tre sorelle e per lui, Pietro, unico e adorato fratello. Una denuncia e un viaggio toccante in uno e dei più inquietanti misteri della recente storia italiana.

22 GIUGNO 1983

Il caso di Emanuela Orlandi, la giovane cittadina vaticana scomparsa a Roma il 22 giugno 1983, è insieme la storia di una famiglia semplice e perbene travolta da una tragedia, un fatto di cronaca nera di cui si sono occupate più generazioni di cronisti e un intrigo internazionale con palesi venature complottistiche, che chiama in causa Vaticano, governi dell’Est e dell’Ovest, servizi di intelligence più o meno deviati, organizzazioni finanziarie e malavitose.

Ma è anche lo specchio di un’epoca, fotografata con incredibile precisione: quello scorcio del XX° secolo in Italia sospeso tra il prima e il dopo, tra la stagione degli studenti, della contestazione e della liberazione delle donne (ma anche del più grave trauma dal dopoguerra, l’uccisione di Aldo Moro) e la successiva fase del ritorno al privato, del desiderio di evasione e leggerezza, dell’uscita dal buio grazie a un rinnovato ottimismo e alla prepotente ripresa economica. Emanuela fu rapita nel pieno di un guado.

In quei giorni di inizio estate 1983, l’Italia sperava di essersi lasciata alle spalle il terrorismo, viveva forti tensioni sociali legate alla disdetta della scala mobile da parte della Confindustria e si preparava alla nuova fase politica (le elezioni che avrebbero portato Bettino Craxi a Palazzo Chigi si svolsero 4 giorni dopo il rapimento).

Il visetto pulito della “ragazza con la fascetta”, apparso sui manifesti che invasero la capitale, in breve diventò familiare a tutti gli italiani. Eccola, la tragica icona di quella transizione: Emanuela, la ragazzina che suonava il flauto traverso e sognava di diventare musicista. Illuminata dal punto di vista del tribunale della storia, a prescindere dalle responsabilità individuali e penali che (forse) un giorno emergeranno, la vera cifra del sequestro Orlandi consiste in questo: la straordinaria capacità di convogliare attorno a un tragico evento di cronaca una contrapposizione e un intreccio tra poteri senza uguali, nell’ultimo squarcio di Guerra fredda.

Il mondo era ancora diviso in due blocchi, L’Occidente e l’“Impero del male”, ma stavano già maturando le condizioni che nell’89 avrebbero portato al crollo del muro di Berlino.

E, nel pieno centro di Roma, in uno dei posti più sorvegliati, davanti al Senato della Repubblica, una mano crudele si portò via la figlia di Ercole, il commesso della Prefettura pontificia. Nei primissimi giorni, il nome di Emanuela Orlandi finì su pochi trafiletti nei giornali cittadini, come uno dei frequenti (purtroppo) casi di missing people. Poi, all’indomani dell’inaspettato appello del 3 luglio di Giovanni Paolo II, il mondo percepì che si trattava di tutta un’altra storia.

Cominciò il macabro balletto delle telefonate in casa Orlandi per chiedere, in cambio della restituzione della ragazza, la liberazione di Alì Agca, l’attentatore del papa. In un crescendo da cardiopalma di rivendicazioni, depistaggi e messinscene, il dramma di una famiglia alla quale avevano strappato una persona amata, una bambina, scolorò in un palcoscenico sempre più inquietante, grandioso, inafferrabile.

Da crime story, il giallo Orlandi si tramutò in spy story e presto, in una macchinazione planetaria.

Pietro, il fratello maggiore di Emanuela, in questi 28 anni non ha mai perso la speranza di riabbracciare sua sorella. Di riportarla a casa da mamma Maria e dalle tre sorelle, e sulla tomba di papà Ercole, morto nel frattempo, dopo una inesausta battaglia per la verità.  Pietro, adesso, ha raccolto il testimone del padre.

In questo libro, per la prima volta, racconta chi era Emanuela. E svela retroscena destinati a riscrivere lunghi brani della ricostruzione storico-giudiziaria del caso Orlandi partendo da una premessa confortata da evidenze investigative e dichiarazioni ufficiali ai massimi livelli: il sequestro fu orchestrato e gestito “in continuità” con l’attentato di piazza San Pietro, avvenuto il 13 maggio 1981, giusto trent’anni fa. Fu papa Wojtyla, in una visita in casa Orlandi alla vigilia del Natale 1983, a confidare loro che si trattava di “una vicenda legata al terrorismo internazionale”.

Dal groviglio di soggetti a vario titolo coinvolti – terrorismo turco, governi e servizi segreti dell’Est, Cia, intelligence italiana, Vaticano, potentati finanziari, banda della Magliana – Pietro ha afferrato i  pochi fili a disposizione e li tiene ben stretti. Non vuole farsele sfuggire, le prove già acquisite. E, sulle base di queste, sollecita la magistratura italiana a proseguire nelle indagini, chiede maggiore collaborazione da parte della Vaticano, si appella alla coscienza di tutti per risolvere il mistero di Emanuela.

Fabrizio Peronaci, laureato in Scienze politiche, giornalista professionista. Lavora al “Corriere della sera” dal 1992, nella sede di Roma, dove è caposervizio e si occupa di cronaca nera. Ha seguito, prima da cronista e poi da responsabile del settore, i principali gialli della capitale. In precedenza aveva lavorato al “Messaggero”, a “L’Europeo” e a “Italia Oggi”.

Pietro Orlandi, fratello maggiore di Emanuela, non ha mai smesso di lottare per arrivare alla verità sulla scomparsa di sua sorella. Spera che questo libro, anche a costo di scontentare qualcuno, induca a parlare chi sa e tace da 28 anni. Il suo sogno: far conoscere la zia Emanuela ai suoi sei figli.

 

Libro: “Mia sorella Emanuela”
Casa editrice: Ed. Anordest
Autori: Fabrizio Peronaci e Pietro Orlandi
Pagine: 296
Uscita: 9 maggio 2011
Prezzo: euro 18
Pietro Orlandi, fratello della ragazzina vaticana scomparsa nel 1983, ha presentato a Roma, giorni fa, il libro “Mia sorella Emanuela

 

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Written by Nadia Turriziani

 

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