"L’airone" di Jean de La Fontaine

"L’airone" di Jean de La Fontaine

Giu 4, 2011

“L’airone”

Aveva il becco lungo, il collo ancor più lungo, per non parlare delle zampe interminabili.

Era un airone, e passeggiava pigramente costeggiando un fiumiciattolo dalle acque limpidissime e poco profonde, quando scorse una carpa argentata che guizzava nella corrente in compagnia di un luccio amico.

Il maestoso uccello avrebbe potuto facilmente afferrarli, tant’erano vicino alla sponda: bastava si sporgesse appena appena. Ma non avendo molto appetito, penso che avrebbe atto meglio ad aspettare un pochettino.

Era un airone che non mangiava mai fuori orario!

Pochi minuti dopo a mezzogiorno in punto, ritenne giunto il momento di scrutare le acque.

Vide alcune tinche, sì, ma le disdegnò: oltre che abitudinario, quell’airone era un tantino schizzinoso, a dirla tutta. ..
«Tinche?» gracchiò. «Un airone che si rispetti non mangia un piatto così miserabile!».

Poi avvistò del piccoli pesciolini.
«Figurarsi!» sbottò. «Non faccio neanche la fatica di aprire il becco per, dei pescetti simili».

Di questo passo, si ritrovò a sera sfinito dalla fame e fu ben contento di sgranocchiarsi senza tanti complimenti una minuscola lumachina.

Chi troppo vuole nulla stringe, a quanto pare.

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