Seconda parte dell’intervista di Emanuele Casula al Prof. M. Capuzzo Dolcetta

Seconda parte dell’intervista di Emanuele Casula al Prof. M. Capuzzo Dolcetta

Giu 2, 2011

L’intervista si chiuderà così anche se continuerà sino al giorno dopo.

La sensazione col Professor Dolcetta è di volerlo intervistare per giorni, volergli chiedere foto e commenti e documenti.

È per questo che ho avuto la fortuna di conoscerlo.

Perché il materiale che produce, dai documentari ai libri, è sempre troppo poco per chi lo conosce.

E per fortuna sta per uscire il suo prossimo saggio.

Il Professor Dolcetta attraverso documentari, libri, ricerche e film, specialmente sul nazismo, produce delle ricerche avanzate e ardite.

Ma non vi dico altro.

È per il gusto di farvi sentire vostro e non mio ciò che troverete a riguardo.

Considerando che è in prossima uscita una riedizione delle sue migliori interviste.

Considerando che sta per uscire il suo prossimo libro.

 

Dei vinti non se ne sa più nulla. Dicevo.

Dei loro pensieri, delle loro aspirazioni.

Sapete fino a quando non se ne sa più nulla?

Fino a quando non ritornano.

E quando tornano è per devastare definitivamente i vincitori di allora.

I figli dei vincitori.

È così che i nazisti, i nazifascismi, umiliati e demonizzati, inascoltati e derisi, stanno tornando ovunque senza nessuna opposizione.

Uno tsunami di rabbia in mezzo alle baraccopoli democratiche.

Il Professor Dolcetta è stato l’unico finora, che senza giudicarli li ha ascoltati, come fossero uomini e non demoni: li ha fatti parlare, li ha colti con domande argute e rispettose, gli ha chiesto cosa sentissero, cosa provassero.

La più incredibile delle sue interviste è stata quella a Leon Degrelle – l’uomo di cui Adolf Hitler scrisse in dedica:

“Se avessi un figlio, vorrei che fosse come Lei”.

Un uomo senza paura della morte che racconta al Professor Dolcetta che, a guerra persa, presero un Heinkel per fuggire a continuare la battaglia anche dal “confine del mondo” e decise di sorvolare sopra Parigi in festa perché “Se partiamo così in piena notte, dieci ore dopo la vittoria degli Alleati, saranno tutti ubriachi […] e spareranno tutti di traverso.”

E spararono di traverso davvero.

L’aereo si fermò solo quando finì la benzina.

Degrelle riuscì a precipitare, dilaniandosi ma salvandosi, nella baia di San Sebastian nei paesi baschi.

Degrelle colui che afferma che lui sin da piccolo voleva essere “un apostolo” e quando vide Hitler capì che era “il nuovo Messia”.

Beh, allora, questa è la Storia.

La vera Storia è ascoltare i vincitori ma anche i vinti.

La vera Storia è cucirli assieme perché altrimenti è una farsa.

Anzi. Peggio.

I vinti quando vengono derisi e oltraggiati ritornano.

Motivati come dei monaci guerrieri, sono di nuovo ovunque.

Mentre gli storici continuano a ripetere monotoni la stessa storia.

Mentre i politici continuano a scimmiottare la democrazia.

Mentre i giornalisti inseguono uomini capaci nemmeno di saltare una cena per un ideale.

Mentre l’uomo comune continua a credere ai referendum su facebook.

E.C.:  Visto che si parla di Karl Haushofer – il vate della geopolitica – le chiedo: da Francoise Genoud a Carl Havenbeck (numero due dell’Ahnenherbe, il reparto più esoterico e occulto delle SS) le confidarono che il Mein Kampf  lo scrisse proprio Haushofer anziché Hitler. Se fosse vero allora si segnerebbe un nuovo e più esteso confine nelle responsabilità perché Hitler allora sarebbe stato un burattino in mano a demiurghi di varia estrazione?

Prof. Dolcetta: Hitler poteva essere benissimo un agente inglese: è stato detto più volte. Quando gli inglesi non hanno voluto che lui invadesse l’Inghilterra lui non l’ha invasa, quando gli inglesi avevano piacere che a Dunquerque non venissero massacrati i loro soldati, lui non l’ha fatto. Quando gli inglesi e gli altri han pensato che era meglio lasciar perdere l’Inghilterra per dare una pacca d’indulgenza e solidarietà ad Hitler che voleva dare una lezione a Stalin anziché a loro lui l’ha fatto. Quindi è il grande mistero. Mistero legato al fatto che il dittatore sia un piccolo borghese, gratificato, per essere stato ricevuto dalla Regina d’Inghilterra. Il problema è proprio questo: quando un dittatore è un piccolo borghese, è lucido però non sta a sentire nessuno. Solo quando qualcuno gli ricorda che è meglio fare una certa cosa più che un’altra, guarda caso, quella scelta segna per sempre le sorti del mondo.

Comunque Hitler sicuramente non era solo quell’isterico, quel pazzo sanguinario che ci viene descritto, era una persona che aveva sempre avuto una sua determinazione. È chiaro come un personaggio del genere riesca a sedurre delle masse, pur essendo, lui, un piccolo austriaco emarginato che diventa l’eroe della razza bionda tedesca, uno straniero. È  inspiegabile altrimenti, il suo carisma, io l’ho visto in spezzoni di film, nei filmati: c’è il personaggio e riesce ad affascinare migliaia di ragazze con l’occhio perso, queste cose ci sono, nessuno finge, è tutto vero… che poi ci siano personaggi come Haushofer, che non è l’ultimo arrivato, ma è membro di una società segreta, quella del Drago Nero giapponese – è lui che manipola Lenin tramite Dordijev il buriato-mongolo che conosce nelle ambasciate mongole e tedesche in Giappone nel 1905. Haushofer inventa la Geopolitica una dottrina di indubbio valore. Haushofer convince Sven Hedin [1] ebreo svedese ad infatuarsi di Hitler e a farlo diventare un suo confidente, un eroe nei viaggi (guarda caso) per i monti Altaj, nel deserto del Gobi, sulle orme di Ossendowski [2] e di Guenon [3]. È uno che ha una conoscenza dottrinaria di grande livello ed è un grande esoterista. È chiaro che un personaggio del genere e il suo delfino Rudolf Hess [4]  possono aver influito molto su Hitler (quindi non solo Dietrich Eckart [5] che disse “lui parlerà ma la musica l’ho scritta io” – l’ha detta Eckart ma questa musica l’ha scritta anche Haushofer anzi non so chi più dei due l’ha scritta), ma sicuramente Hitler è entrato in una logica più grande di lui. Ma di questa logica Haushofer era un tramite, non una cupola.

E.C.: Si parla del Drago Nero?

 

Prof. Dolcetta: Il Drago Nero è un’espressione, esiste veramente, però non è esauriente: è una specie di P2 giapponese, di cui Maraini [6] padre faceva parte, Haushofer ne faceva parte, però i capi di questa organizzazione buddhista erano in Cina, Giappone, in Tibet.

E.C.:  Il 9 Maggio 1945 è la data che segna il confine e la fine del terzo  Reich ma come lei insegna il 10 Agosto 1944 era già cominciato il Quarto Reich all’Hotel de la Maison Rouge a Strasburgo.  Dov’è il Quarto Reich? È il Reich senza confini?

 Prof. Dolcetta: Il Quarto Reich è stato un Reich senza confini, è stato fortemente caratterizzato dall’affinità esistente tra tedeschi e alleati e tedeschi già emigrati in precedenza in sudamerica – un po’ spontaneamente emigrati negli anni precedenti, un po’ già inviati in questa prospettiva, andati con ragioni più ideologiche che di dolcevita anche in Medioriente: in Siria, in Iraq – e qui si gioca il ruolo del Muftì di Gerusalemme[7], del partito Baath che era in Siria, in Iraq, in Libano, in Iran – quindi i tedeschi soprattutto quelli dei servizi segreti, quelli più politici, han pensato bene di andare ad aiutare questi soggetti alla mondializzazione (gli altri, per ragioni economiche, i più benestanti, sono andati in Sudamerica). Poi ci sono stati quelli venuti in Italia, molti son rimasti in Germania e son riusciti a riciclarsi quindi hanno campato e continuano a campare ma soprattutto sono andati in Sudamerica, il luogo dove riescono a mimetizzarsi meglio, anche perché i figli dei vecchi gerarchi – quelli che ancora vivono – hanno preferito integrarsi nella società argentina, cilena, boliviana e continuare l’attività nel versante economico e finanziario: son diventati importatori delle Mercedes, delle BMW, della Siemens, nelle Banche… insomma gente che con l’ideologia non c’entra nulla però rimane una realtà ancora esistente. Nel Quarto Reich esistevano ancora dei personaggi come Jacques de Mahieu[8] che era delle Ss Charlemagne e insegnava alla Sorbona a Parigi e poi si è trasferito a Buenos Aires, oppure William Guyedan de Roussel  anche lui amico di Carl Schmitt [9], insieme a Mahler gestiva una rivista che si chiamava Der Weg, una rivista in tedesco in Argentina, con cui richiamava il discorso nazionalsocialista in chiave cattolica (anche per essere accettata con più facilità dalla società argentina). Erano questi i fenomeni finché rimasero in vita i vecchi gerarchi (salvo Marques Riviere che è ancora un punto interrogativo): non hanno mai fatto patti col diavolo o con Dio quindi dovrebbero essere ormai tutti morti. Quindi il Quarto Reich, se ancora esiste, traccheggia in chiave economica e finanziaria e non so se chiamarlo ancora Quarto Reich.

E.C.: Nel post seconda guerra mondiale l’élite nazista ha varcato un altro e molto strano confine: ha superato l’odio per il nemico finendo negli alti ranghi tecnico-militari degli USA e dell’URSS. Per chi crede che sia stato più facile amalgamarsi?

 Prof. Dolcetta: Io direi che la parte americana è la più conosciuta, la parte russa è la più misteriosa, ma non è un caso se la ricerca spaziale è avanzata parallelamente, un colpo l’uno, un colpo l’altro, in maniera veloce, esponenziale. Fino ai primi anni settanta sia in Russia che negli Stati Uniti dove c’era Von Braun [10] erano andati molto volentieri con l’operazione Paperclip protetti da Gehlen [11] – mentre in Russia c’erano stati altri che avevano optato volontariamente per la ricerca planetaria sovietica. Certi sono volati in Argentina nel progetto di Huemul (isola nei pressi di Bariloche) con l’aereo Pulqui ma erano quelli un po’ meno bravi. Quindi si è andati parallelamente con una ricerca tecnologica avanzatissima se si pensa ai famosi V7 e V8 chiamati Dischi Volanti che partivano dalle basi di Pressburg a Bratislava, basi non della Wehrmacht ma delle Ss: come il professor Miethe[12] e Belluzzo[13], un italiano che è stato ministro dell’Economia durante il fascismo e poi decise di lasciare ministero e politecnico per andare a fare questi veri e propri Ufo per i nazisti. Insomma la ricerca lì era avanzatissima, questi son poi passati con i russi, ma non Miethe, non Belluzzo. Dopo la ricerca, siamo arrivato sulla Luna, poi lo Sputnik. Magari saremmo arrivati su Marte se Von Braun e compagnia duravano, perché poi, invecchiati e morti, anche i missili cominciavano a cadere.

E.C.:  Ha visto per caso la foto di Majorana [14] con Eichmann [15] che partono assieme in nave verso il sudamerica?

Prof. Dolcetta: Sì l’ho vista, l’ho vista. Io ho avuto anche una testimonianza di una persona, credo sia ancora viva anche se era malata e anziana, si chiamava Caruso, un pittore siciliano che afferma che Majorana ancora negli ultimi anni era in un convento in Calabria: l’ha affermato, è una persona seria – così per dire delle tante testimonianze che ci sono.

 

E.C.: La Svizzera. Nella seconda guerra mondiale i soldi degli ebrei erano chiusi assieme a quelli trafugati dai nazisti agli ebrei. È un paese che evidentemente ha confini molto più fortificati di quanto si pensi visto che nessun dittatore o nazione l’ha mai invasa per prendersi le ricchezze sconfinate. Cosa li ferma? Che cosa temono?

Prof. Dolcetta: Io non credo che temano nulla dalla Svizzera. La Svizzera era abbastanza nazistificata durante la seconda guerra mondiale. La Svizzera è un pretesto: Goering [16] rubava i quadri e li metteva in Svizzera, Hitler e compagnia col pretesto dei diritti d’autore trafugati davano soldi alla Banca Genoud [17] a Ginevra, quindi la forza della Svizzera è proprio la sua extraterritorialità e il fatto che è stato un punto di grandi mediazioni tra Cia, l’OSS -servizi segreti di Allen Dulles – con gli italiani della Repubblica Sociale; è stato il punto dove sono state fatte le grandi mediazioni; Jung passa dal nazismo al filoamericanismo proprio a Zurigo. Quindi luogo di mediazioni politiche, economiche e diplomatiche: la Svizzera faceva comodo a tutti. Se fosse stata invasa probabilmente sarebbe stato peggio per tutti.

E.C.: L’Italia: è stata la porta d’entrata del concetto nazifascista, poi la porta d’uscita dei nazisti (Bari e Genova) e infine l’humus fertile per la rete neonazista Gehlen tramite Licio Gelli [18]. Oggi  siamo solo la botola per chi vuole entrare in Europa o stiamo covando nuove sorprese?

Prof. Dolcetta: L’Italia ha una collocazione geopolitica che non può esimersi dal prendere atto ma non credo che il ruolo di Gelli sia stato così importante per Gehlen: Gehlen non aveva bisogno di Gelli. Forse Gelli aveva bisogno di Gehlen e soprattutto di altri comunisti per potersi riciclare nel dopoguerra. È chiaro che è il punto di entrata dal Mediterraneo. L’Italia è da sempre un paese condizionato, un paese civile e laico con una componente vaticana che farebbe male a non accogliere le persone che cercano di venire qui con le loro ragioni. Però questo implica un ulteriore capacità diplomatica e di status.

E.C.: In una sua famosa intervista, Serrano le ricorda come Fritz Lang[19] in Metropolis abbia mostrato l’idea della moltiplicazione sconfinata di schiavi-lavoratori (senza clonazione), così nella realtà avvenne che nei bunker di Berlino siano stati davvero trovati dei monaci tibetani esperti in materializzazione e moltiplicazione infinita dei corpi. C’è mai stato un momento in cui lei si è dato un limite da varcare e si è detto: basta, mi fermo, questa persona mi fa paura, questo è pericoloso, questa ipotesi è folle, questo è troppo rischioso?

Prof. Dolcetta: (Ride) No veramente no, anzi ti dirò che quando mi venivano dette certe cose io mi aizzavo sempre di più. Non ho attualmente degli elementi per provarlo, ma ho visto degli esempi farsi: cioè quello che dici e ti sembra così sconvolgente, mi ha sconvolto ancora di più, io ho degli esempi e devo dire che è vero, ecco. Come dimostrare tutto questo? Perché farlo? Mah, non lo so. Magari ci scrivo un libro, anzi lo sto scrivendo…

E.C.: Ma un libro e un film o solo un film?

 Prof. Dolcetta: Se facessi un film sarebbe un film di finzione, quindi non vero, invece ho trovato dei documenti, dei filmati del ’42-’43 che sono un tassello che mancava per l’accesso ad un altro sistema di pensiero perché, poi ho scoperto, Himmler [20] aveva una sezione dell’Ahnenherbe che si chiamava Axam Kartotek: erano 5000 documenti fra cui dei filmati che sono stati trovati in Slovacchia o in Lettonia  e che sono stati subito secretati dai tedeschi  che però io sono riuscito, per vie traverse, già ad averne in Sudamerica in parte, poi in Europa. Sono tutte opere di Magia Nera, di stregoneria, perché un’antenata di Himmler era una strega uccisa dall’Inquisizione e da lì si apre un’altro tunnel. L’altro tunnel è legato ai Tibetani: una linea che porta a sette buddhiste e prebuddhiche che sono tuttora in Cina, in India, in Giappone e Tibet .

E.C.: Ma lei ha visto se per caso c’è la possibilità di creare un corpo materiale, che poi non è materiale, ma comunque un corpo che può interagire col reale?

Prof. Dolcetta: Sì.

E.C.: Ma si tratta dell’esercito segreto di Hitler?

Prof. Dolcetta:. No, quello no, non è stato mai sperimentato in massa. Ma per l’esercito segreto di Hitler c’è un’altra realtà che ho avuto modo di incontrare in Paraguay quando ho conosciuto il figlio di Mengele [21] in mezzo ai Mennoniti, molti dei quali sono dei replicanti fisiologici: gente identica, bambini che poi si “ingrandiscono” ma su cui non cresce la barba, non hanno segni secondari e ghiandolari, invecchiano e muoiono presto, sono prodotti  da un’attività che non  è di clonazione ma una riproduzione che si fa tuttora con le mucche, con gli animali. Mengele l’ha provata evidentemente con i soldati che volevano farlo ma il prodotto è debole. Volevano farlo, lo fanno in Paraguay nelle aziende agricole di una società che si chiama Villiers di Monaco di Baviera, hanno il monopolio in Paraguay e in Sudamerica in generale dei prodotti caseari. Lì la forza lavoro, legata agli Amish locali che sono i mennoniti – sono in tutto il mondo ma lì particolarmente protetti da un governo filo mennonita almeno fino a qualche anno fa – lì c’è la fecondazione artificiale che viene fatta sia con le mucche sia con gli umani delle tribù dei Guarany, indios che mettono in corpo, covano le cellule ariane introdotte manualmente per cui nascono bambini biondi tutti uguali.

E.C.: E oltre al suo nuovo libro, parlando di cinema tra le persone che ha incontrato, su chi farebbe un film?

Prof. Dolcetta: Io lo farei su Marques Riviere, era quello più misterioso.

E.C.: Lei ha incontrato anche Harrer [22] – quello del libro 7 anni in Tibet da cui hanno tratto il film- ed in molte occasioni lei ha studiato i legami dei nazisti con il Tibet e con il concetto di razza ariana. Una cosa che molti stentano a capire è questa: perché  degli adoratori di Odino finiscono a cercare le loro origini nell’estremo oriente?

 Prof. Dolcetta: È stato provato di recente che è stato l’occidente a portare la conoscenza in oriente. Cioè viene dal Nord Europa, una dinamica di sapere: le mummie di Urumqi, nel deserto del Gobi, sono le mummie  nordiche, sono alte due metri, hanno gli occhi azzurri, hanno ancora i capelli biondi, hanno anche un golf addosso, io le ho viste, sono commoventi, quindi sono antecedenti: il pensiero, la filosofia viene forse da noi fin là e poi è tornato indietro.

E.C.: L’Antartide: l’ultimo confine fisico e geografico dell’uomo prima della conquista dello spazio. Tra le teorie della terra cava, basi segrete naziste, esseri superiori e misteriosi uomini polari, sembra un altro racconto di Jules Verne, ma poi quando si va a fondo nei documenti, nelle missioni inglesi e nelle concessioni all’ammiraglio Doenitz, all’avvistamento  di Uboot, alle dichiarazioni dell’ammiraglio Byrd… sembra che i nazisti non fossero gli unici a crederci. È l’ultimo confine della storia Professor Dolcetta?

Prof. Dolcetta: Beh io sono stato là ed ho visto delle persone che avevano gli occhi con le pupille quadrate. Un mistero pure quello eh? Li ho visti, li ho fotografati. Ho le foto. Certo l’Antartide, se tu vedi la cartina dell’Antartide rispetto al mondo, è un microcosmo, un microcosmo nel ghiaccio, che poi una parte non è nemmeno poi tanto ghiacciata, la Neuschwabenland (Nuova Svezia), oggetto di missione nel ’38 e poi nel ’42  e poi i sottomarini tedeschi sono arrivati là nel ’45. Comunque di fatto io sono stato in Antartide in una base cilena, perché i tedeschi non ci stanno, e in questa base cilena ho avuto questo simpatico incontro.

E.C.: Cosa ne pensa della teoria della terra cava sulla probabile voragine presente in Antartide?

 Prof. Dolcetta: Mi sembra strano ma può essere benissimo. Ci sono mille gallerie, non si sa dove vadano. Io non so, sembra improbabile, ma ormai sono abituato. A parte le cose improbabili della vita quotidiana io mi ricordo tanti anni fa si diceva che Craxi fosse un ladro, che Andreotti fosse un mafioso: sembrava improbabile. Poi sembrava improbabile che Berlusconi andasse con le ragazzine, insomma tutto sembra improbabile poi tutto è probabilissimo.

Se queste cose qui fossero cose vere e fossero tenute nascoste allora rimarranno fortemente improbabili perché non c’è l’interesse di nessuno… già sono in una border line le cose che ci stiamo dicendo sostanzialmente. Noi ci appassioniamo a queste cose, ma se tu lo dici al vicino di casa ci prende per matti. Poi vedi che ti avvicini e le cose hanno una loro… le cose che stiamo dicendo le hanno dette in tanti da Platone in poi, io non sono uno speleologo però ipoteticamente di buchi nella terra ce ne sono tanti e non sappiamo dove vadano. Adesso se poi ci vivano veramente quelli col Vril, con la Luce, io non lo so…

E.C.: Ultima domanda: lei è stato allievo anche del grande Raymon Aron [23]. Le chiedo, come Aron scrisse nell’”Oppio degli Intellettuali”: Il regno dell’uomo è veramente quello della guerra? E se così fosse a questo punto quali sarebbero le responsabilità di un intellettuale? Seguire la scuola di Leo Strauss[24]?

 Prof. Dolcetta: Ah beh, Leo Strauss è un criminale, nipote di criminali, Leo Strauss  scappa dalla Germania prima della guerra, lui stesso scrive “grazie a Carl Schmitt che mi ha fatto avere le borse di studio, mi ha fatto pubblicare i libri nel ’37-’38”. Non c’era nessuna preclusione razzista nei suoi confronti. Lui fugge perché è nipote di un capo mafioso a New York. Anche lì: gli ebrei ricchi se la cavano, gli ebrei poveri muoiono e vengono sterminati da questi strani personaggi che sono quelli che gestiscono i campi di concentramento, i veri criminali. Lui se ne va e insegna delle cose a tutti i pupilli di Bush e compagnia, tra cui Giuliano Ferrara che arriva sempre a portare sfortuna a chi di turno. Mi parlavi di Leo Strauss e mi parlavi di Raymond Aron. Aron è tutta un’altra statura di personaggio, io l’ho conosciuto: un vero intellettuale, un vero signore, un vero conoscitore, con una cognizione ben differente e molto più civile e più solidale nell’interazione con il resto del mondo dell’ebraismo e non certo con la copiatura di Strauss – il termine “Gerusalemme: Atene” ad esempio non è certo di Leo Strauss  ma è un plagio, è di Toth [25]. Aron l’ho conosciuto personalmente, è una persona squisita di grande conoscenza e di grande sapere. Certo è chiaro che le guerre ci sono perché rientrano nell’etica del capitalismo. Siccome il capitalismo è basato su delle crisi provocate dal “drogaggio” criminale dovuto all’accumulo di capitale, quello è, alla fine; quindi ad un certo punto una situazione di carenza di materie prime (fammi dire come quando tu denunci un criminale che è corruttore e corrotto) è chiaro che ci saranno delle rovine e le rovine ce le hai in casa e allora tu le esporti in Libia e vai a tirare bombe, vai nelle Malvine, vai in Turchia, Cipro, Grecia, cioè la porti fuori casa la problematica: in Vietnam, in Iraq, lì è l’apice di una corruzione. Si va avanti con le guerre perché bisogna riciclare mentalità e classi sociali e riciclare anche armi: la seconda guerra mondiale poteva finire anche un anno prima con molti meno morti se non ci fossero stati da smaltire aerei, bombe atomiche e non, quindi Aron aveva ragione.

Ti posso dire una cosa?

Meglio aver ragione con Aron che torto con Strauss.

  1. Sven Hedin, scrittore e geopolitico svedese (1865 – 1952)

2.        Antoni Ferdynand Ossendowski: Scrittore, giornalista, esploratore polacco (1876 – 1945)

3.        Renè Guenon: Scrittore, filosofo esoterico francese (1886 – 1951)

4.        Rudolf Hess: Politico nazista, filosofo tedesco (1894 – 1987 ?)

5.        Dietrich Eckart: Politico, esoterico tedesco, martire nazista (1868 – 1923)

6.        Fosco Maraini: scrittore, etnologo, esploratore, fotografo orientalista italiano (1912 – 2004)

7.        Muhammad Amin al-Husayni: Gran Muftì di Gerusalemme dal 1921 al 1948 (1895 – 1974)

8.        Jacques de Mahieu: Professore, accademico francese che insegnò in Argentina, fece parte delle Ss Charlemagne (1915 – 1990)

9.        Carl Schmitt: Giurista, accademico, filosofo politico tedesco (1888 – 1985)

10.     Wernher von Braun: ingegnere, scienziato tedesco, negli USA e poi alla NASA dal 1945 (1912 – 1977)

11.     Reinhard Gehlen: generale, capo servizi segreti orientali tedesco, capo dello spionaggio antisovietico degli USA nel post 45 (1902 – 1979)

12.     Dr. Richard Miethe: addetto alla creazione di aeronavi Flugscheiben – dischi volanti – nelle SS già dal 1942

13.     Giuseppe Belluzzo (1876 – 1952),  ingegnere, scienziato, Ministro Economia (1925 – 1928) esperto di costruzione di  Flugscheiben

14.     Ettore Majorana, fisico italiano scomparso (1906 – ?)

15.     Karl Adolf Eichmann: militare tedesco nazista, pianificatore dei campi di concentramento, fuggito in sudamerica e catturato e processato dagli israeliani (1906 – 1962)

16.     Hermann Goering: (1893 – 1946) gerarca nazista, politico e militare tedesco

17.     Francois Genoud, banchiere svizzero, 1915 – 1996) finanziatore del progetto Odessa

18.     Licio Gelli: Finanziere italiano, Venerabile maestro della P2 (1919 – )

19.     Fritz Lang: Regista austriaco (1890 – 1976)

20.     Heinrich Himmler: gerarca nazista, comandante delle SS e della Gestapo, coordinatore dei campi di sterminio (1900 – 1945)

21.     Josef Mengele: medico tedesco, Ss nazista fuggito in sudamerica (1911 – 1979)

22.     Heinrich Harrer: esploratore, scrittore austriaco (7 anni in Tibet- da qui il film (1912 – 2006)

23.     Raymond Aron: accademico, filosofo, scrittore francese (1905 – 1983)

24.     Leo Strauss: filosofo ebreo-tedesco naturalizzato in USA (1899 – 1973)

25.     Imre Toth: filosofo scrittore ebreo rumeno  (1921 – )

Link alla prima parte dell’intervista al Prof. Dolcetta:

http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/intervista-di-emanuele-casula-al-prof-m-capuzzo-dolcetta/

Link diretto alla fonte dell’intervista pubblicata in originale su Lunarionuovo.it:

http://www.lunarionuovo.it/?q=node%2F392

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