"Jimi Hendrix. L’uomo, la magia, la verità" di Sharon Lawrence, Mondadori

"Jimi Hendrix. L’uomo, la magia, la verità" di Sharon Lawrence, Mondadori

Giu 2, 2011

Jimi Hendrix. L’uomo, la magia, la verità – Sharon Lawrence, Mondadori.

Raccontarlo è stato arduo più di quanto lo sia stato viverlo. Tutti sapevano di Hendrix ciò che non era. Il mito irresistibile e sregolato gli ha divorato le viscere. Ha dipinto sul suo volto quella smorfia che molti forse ricorderanno: appena contratto il volto, le grandi mani sulla tastiera, e il ventre elegantemente arcuato per accogliere la sua fender stratocaster bianca.

Per anni Jimi Hendrix è stato il chitarrista più acclamato della storia. Cazzo, lui era Jimi. Mica uno qualunque. Uno vincente con le donne, uno vincente con la sua chitarra, uno vincente perché con quella sua aria da sfigato, senza esserlo poi, sapeva far vibrare folle intere. E non perché era fatto di coca. A far credere che fosse così ci ha pensato il suo alter ego, il suo mito. E non erano acidi, funghi o chissà quale altra porcheria a tirar fuori dalla sua anima l’eccezionalità delle sue composizioni. Hendrix non era un drogato. Il suo mito lo era, ma non Jimi.

Così un giorno, mentre ascolti Little Wing e googli il nome del mitico chitarrista, ecco spuntar fuori una lunga lista di biografie. In pool position svetta un volume di circa seicento pagine, pieno di dettagli, nomi, date, e stronzate di ogni tipo utili a costruire persino la profondità del respiro durante la fase rem del mitico Jimi. No. Non è quello che cerco. Per me James, Jimi, è suono. Ma non quello dei pick up, è il sussurro che afferra il battito del cuore. E voglio andare fino in fondo a questa storia, perché in tutte le fotografie di Jimi continuo a osservare una scheggia bruna nei suoi occhi, una sorta di isterica malinconia che si tramuta per me in accecante convinzione. Voglio capire cosa c’è sotto il mito, cosa c’è oltre il leggendario chitarrista autodidatta.

Ecco, ho trovato il libro che fa per me: Jimi Hendrix. L’uomo, la magia, la verità. Sull’ultima parola mi soffermo qualche attimo in più. Qual era la verità di Jimi Hendrix? Quella di un uomo torturato dall’abbandono, vinto dalla sofferenza della vita, sopravvissuto alle urla becere del denaro e della droga, infine sconfitto dal sistema. Si, perché, pagina dopo pagina, emerge un uomo angosciato dalla responsabilità verso i propri collaboratori, un musicista attento e ingegnoso, un ragazzo timido e umile. Ho scelto questo testo per conoscere James – perdonatemi, ma mi piace chiamarlo così – perché è stato scritto da una giornalista, Sharon Lawrence, e perché questa donna è stata la sola con cui Hendrix sia riuscito a confidare paure, preoccupazioni, frammenti di esistenza truci come la vita nel Bronx. Sta tutta qui la verità che cercavo, la radice delle sue canzoni: raccogliere il dolore e saperlo trasformare, e restituire, come se ci fosse stato prestato da qualcun altro.

E allora scopri che, per reggere i ritmi dei concerti, la troupe di sciacalli che gli stava intorno scioglieva qualche acido in più a sua insaputa, e che lui si incazzava come non mai, che James aveva paura degli aghi e non si era mai fatto di un bel niente. Che dava lavoro a molte persone e che il carrozzone “Hendrix” non si sarebbe potuto fermare per nessuna ragione. Erano in troppi a specularci sopra, bisognava trottare per non affogare.

E allora scopri che quel Jimi Hendrix che faceva volteggiare il braccio come fosse una ruota panoramica per poi cadere sulla sua strato bianca era molto più del rivoluzionario che ha avuto il coraggio blasfemo di incendiare la chitarra, che ha intonato l’inno americano, o che ha imparato a strimpellarla sdoganando la chitarra per mancini. Ho conosciuto James, «un essere umano timido e beneducato», attraverso lo sguardo disinteressato, l’unico tra coloro che l’attorniavano, di una sua amica e confidente.

Sta tutto lì il Jimi che cercavo, in quelle pagine. Quello che mi avrebbe aiutato a capire da dove nasca l’arte. E se certo non nasce solo dal dolore, nasce dal moto interiore di un’anima che lotta per esprimersi, qualunque sia il prezzo da pagare. Lasciate stare biografie edulcorate dal mito o “autorizzate” dalla famiglia Hendrix, quelli, si sa, sono solo dei volponi. Cercate il fondo umano dell’immagine del mito.


Federica Piacentini

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