"Volo d'arte", a Latina l'arte vola alta, 1 giugno 2011

"Volo d'arte", a Latina l'arte vola alta, 1 giugno 2011

Giu 1, 2011

SkyMAD mercoledì 1 giugno ore 19.

Espongono Dino Catalano e Daniele Frisina.

Un nuovo evento da non perdere per chi ama la cultura. A Latina oggi, mercoledì 1 giugno, alle ore 19.00 e fino al 26 giugo, presso la FlyImmobiliare PIRELLI RE Agency, Torre Pontina 27° Piano Tip. M, in Via Ufente 20 è possibile volare sulle ali della cultura con “Volo d’Arte”.

Questo il titolo della proposta SKYMAD.

La Rassegna d’Arte, Musica e Degustazione a cura di Fabio D’Achille (e in questo evento Giusy De Pasquale – Home stager Pirelli RE Agency), sempre alla ricerca di spazi per l’arte contemporanea, vola alto, fino al 27° piano della Torre Pontina a Latina.

Ma in questo caso è il luogo stesso a rivendicare che l’arte abbia il suo spazio per creare insieme un ambiente fluido e visionario, come un micro sogno e MAD per il salto “oltre” non poteva sottrarsi e punta al cielo con Dino Catalano e Daniele Frisina.

Ci saranno complessivamente una trentina di tele, alcuni paesaggi, per lo più nudi e ritratti di olio spatolati della forza del colore di Dino Catalano e quindici opere tutte acrilico su tela, dove il dipinto diventa quasi lo specchio dell’anima, di Daniele Frisina che introduce nella sua tecnica l’uso della garza…

La vernissage sarà accompagnata dalle note di  Arcangelo Spina e Gabriele Carbone jazz DUO (contrabbasso e tastiere).

DANIELE FRISINA

Dall’autoritratto con il pennello tra i denti ai cagnolini stile manga, i lavori di Daniele Frisina, classe 1980, ti catturano con la loro immediatezza che non è mai spontaneità quanto piuttosto schiettezza esecutiva perché ogni singolo particolare, prima di essere dipinto, viene attentamente e meticolosamente valutato.

Allievo di Giuliana Bocconcello, da cui ha mutuato una ricerca espressiva emotivamente autentica, Daniele però è un fumettista della miglior specie, poco istintivo, ma ineccepibile e perfezionista, che prepara minuziosamente ogni lavoro, su carta, al computer, quindi su tela.

Ma è al colore che Daniele affida la sua emozionalità più autentica e per certi versi nascosta, sebbene continuamente in lotta con quelle linee nere, così spesse, che cercano di chiudere, comprimere, contenere uno slancio emotivo autentico e passionale.

Se li hai visti una volta, i suoi lavori, te li ricordi: i suoi omini iconicamente inespressivi, eppure teneramente malinconici, hanno occhi spalancati ma sono privi di bocca, braccia o gambe perché nessuna possibilità viene data all’esterno di entrare in comunicazione; ad individuarli è quella linea continua, spessa, grossa e nera, che come un serpente trattiene perfidamente tra le sue spire colori forti, la cui carica simbolico-espressiva, pare non essere affatto disposta a cedere.

Daniele dosa e valuta rigorosamente anche i colori (il verde è ambiguità, il magenta è calore-bontà, il giallo tensione, il blu assenza) perché niente va ‘spiattellato’ sulla tela senza una rigorosa pre-selezione. È come se Daniele avesse messo a punto un suo sistema simbolico, quasi una segnaletica estetico-espressiva, inconfutabile e rassicurante come un semaforo (della serie rosso stop, verde vai).

Apparentemente facile, in realtà il suo è un lavoro complicato, ermeticamente serrato, che lascia poco spazio all’interpretazione perché lui cerca di controllare ogni dettaglio, dal più piccolo al più grande. E a chi guarda non resta che adeguarsi al suo codice semantico, rispettandolo. (Cit: Silvia Sfrecola Romani)

DINO CATALANO

Nel gioco delle associazioni verbali, una parola che istintivamente assocerei alla pittura di Dino Catalano è “primavera”, forse anche condizionato dallo spettacolo a cui assisto in questo momento dalla finestra che affaccia sui Monti Lepini: l’albero di Giuda in fiore, e così il biancospino, il pruno selvatico… l’odore delicato che sale dalla zagara proprio qui sotto, cui lo stridio dei balestrucci fa da colonna sonora.

La primavera rappresenta un concentrato esplosivo di vita, la vita che approfitta del momento propizio per esprimere al massimo la bellezza.

E’ un momento magico, cinetico, preceduto dalla stasi del freddo che gela e seguito da quella del caldo che secca…
Dino ama definirsi un pittore per caso, e sicuramente non è unico tra gli artisti ad aver scoperto questa vocazione quando per l’appunto un caso, violento e imprevisto, ha fatto irruzione nella successione più o meno graduale degli eventi quotidiani. E’, infatti, a partire da una diagnosi medica che Dino comincia a dipingere, sedici anni fa, da autodidatta.

Prima di allora alcuni tentativi giovanili ma nulla di più.
Da allora l’artista, che già dai primi lavori rivela uno sconcertante controllo del disegno e un grande intuito nell’uso del colore, ha dimostrato una capacità di crescita rapidissima; di fatto pare che la primavera si compia in lui quotidianamente, come se il ciclo delle stagioni si alternasse nella sua vita più volte al giorno.

Costretto a momenti d’inattività che si ripetono a intervalli periodici ravvicinati, lui reagisce vivendo all’ennesima potenza, sulla tela, i momenti propizi.

Tutto è attività e movimento nei suoi quadri; dove non sono le linee a creare le fughe, lo sono le scale cromatiche, personalissime e talvolta al limite dell’azzardo. Perderlo di vista per un anno equivalea perdere di vista per cinque anni un pittore che svolge la sua attività a tempo pieno; ed è inutile aspettarsi di ritrovarlo al lavoro sullo stesso tema, perché nel frattempo lo ha portato ad esaurimento ed è passato a tutt’altro.

Visitare il suo atelier è un’esperienza che lascia il segno. A parte la simpatia della persona, non solo sulle pareti ma ovunque, talvolta inverosimilmente accatastate, ci sono talmente tante tele dipinte, una tale folla di meraviglie eseguite ad olio spatolato con precisione istintiva, che uscendo ci vuole del tempo per riprendersi.

L’esperienza è di quelle che disorientano: si resta a lungo segnati interiormente dall’abbuffata di immagini e colori; e siccome lo spazio per muoversi è ridotto per via della massa di tele, di cui parecchie fresche e freschissime, è impossibile non rimanere “segnati” anche fuori. ( Cit: Claudio Muolo)

Nadia Turriziani

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