Intervista di Alessia Mocci a Stefano Cenci ed allo spettacolo teatrale “Ofelia 4e48”

Intervista di Alessia Mocci a Stefano Cenci ed allo spettacolo teatrale “Ofelia 4e48”

Mag 29, 2011

L’opera teatrale “Ofelia 4e48” è un percorso artistico creato dall’unione di due folli avanguardisti, Stefano Cenci e Elisa Lolli. I due artisti si sono cimentati in una grande impresa, una rivisitazione letteraria. Partendo infatti da “Psicosi delle 4:48” della drammaturga britannica Sarah Kane (1971-1999) hanno sistematicamente smembrato il testo sino a creare uno spettacolo diverso da ciò che doveva essere. L’humour nero intavolato così diviene merce di scambio tra la depressione ed il disordine mentale dell’opera madre e la giocosità di Stefano Cenci.

Il progetto “Ofelia 4e48” nasce quasi per caso, nasce come esercizio, come passatempo tra i due amici e colleghi. Fortunatamente per noi Stefano ed Elisa dedicano il loro tempo libero in questo così detti “passatempi”.

Seguono domande e risposte.

A.M.:  Il tuo spettacolo teatrale è una libera interpretazione del testo culto “Psicosi delle 4:48” di Sarah Kane. Quando e perché è nato l’interesse verso questo testo?

Stefano Cenci: Quando io ed Elisa abbiamo deciso di fare qualcosa insieme dopo tanti anni di amicizia, lo abbiamo fatto per condividere un metodo di lavoro  visto che in un mio periodo di intense tournee lei ereditava alcuni miei laboratori. Conoscendola, conoscendo le sue caratteristiche, il suo eclettismo e volendo lanciare una sfida ad entrambi le ho proposto questo testo ancor prima di averlo letto conoscendolo solo per averne visto delle edizioni e per l’idea che si ha di questo tipo di teatro. Avevo intenzione di spingerla, con la nostra fantasia e col nostro gusto del macabro, dello humour e delle nostre sensibilità, ad aiutarmi a scardinare un certo cliché, uno stereotipo drammatico e borghese nel quale oggi vengono rinchiusi certi autori (come Sarah Kane) che tutto avrebbero voluto purché fare questa fine…

 

A.M.: Ci sono sostanziali differenze tra il testo della Kane ed il tuo?

Stefano Cenci: Lo abbiamo fatto esplodere e abbiamo tenuto solo le schegge più incandescenti. Su tutto il resto abbiamo proceduto per sostituzione fino ad allontanarci dall’originale il più possibile, fino a raccontarci sopra le barzellette… tanto il tessuto è comunque tragico ed emerge spontaneo. Spurgherebbe dalle immagini delle scene anche se noi non lo volessimo.

Del testo e della parte autobiografica (nostra e della Kane) la cosa che più ci ha interessato è l’aspetto di fuga da una identità data. La possibilità utopica, impossibile ed incredibilmente affascinante (mortale infine) di poter essere non un solo sé, ma mille infiniti altri sé.

 


A.M.:
Da quanto tempo lavori con Elisa Lolli? Ci vuoi dare qualche informazione su di lei?

Stefano Cenci: Io ed Elisa ci conosciamo da circa 15 anni. È una ragazza (ed attrice) straordinariamente versatile, intelligente e sensibile. Caratteristiche con le quali giochiamo anche nello spettacolo quando in una scena, fingendo di essere spettatori che hanno appena assistito ad “Ofelia 4e48” elogiamo a dismisura l’attrice protagonista con una serie di “è bella… è buona… è brava… è gentile… è comprensiva… è sensibile…” e concludendo con un “… poverina…” C’è una bella affinità artistica tra me e lei: stesso humour nero, stessa voglia di indagarci, stesso coraggio.

 

A.M.: Qual è la tua definizione di “arte”?

Stefano Cenci: L’arte è tutto quello che serve per scardinare i limiti della cultura. Il problema dell’arte è che è transitoria… poi finisce col diventare cultura, viene catalogata, classificata, compresa, accettata, messa in un museo…Alla fine si guarda la Guernica e si dice “che meraviglia!” invece di restare terrorizzati (che probabilmente è quello che Picasso voleva…)

 

A.M.: Utilizza 5 aggettivi per descrivere il tuo “Ofelia 4 e48”.

Stefano Cenci: Innanzitutto devo dire che va letto Ofelia quattro e quattr’otto, perche progettato e realizzato in pochissime prove.

È EMOTIVO perché c’è un tessuto emozionale che lo conduce per la sua durata e che lo rende sempre diverso ad ogni replica, inglobando anche l’emotività del pubblico.
È SADICO perché irriverente nei confronti di Sarah Kane, della sua tragica storia, di noi interpreti, del pubblico e tutto questo gioco costantemente ribaltato tra vittime e carnefici finisce con l’esaltare la materia che tratta. Finisce, credo, col rendere un grande omaggio all’autrice.

È DIVERTENTE perché ti porta scena dopo scena in luoghi emozionali e narrativi che non ti aspetti, tra i più disparati ed inattesi.
È AMBIZIOSO perché cerca di andare a scoprire e stimolare nervi (artisticamente parlando) che Sarah Kane ha mostrato senza protezione e senza condizionamenti per tutta la sua produzione letteraria e che sono propri di una grandissima artista e noi replica dopo replica cerchiamo di avvicinarci il più possibile a questo, ben consci che l’obiettivo è impossibile oltre che pericolosissimo…
È ONIRICO perché è scritto come un sogno, uno sfogo per nulla lucido e razionale… come l’originale.

 

Consiglio vivamente lo spettacolo per un interesse verso la Kane e per un interesse verso l’arte tout court. Su youtube è presente un promo video dello spettacolo:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=rIHUgVshmE0&w=640&h=390]

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: