Intervista di Alessia Mocci a Francesco Cosentino ed al suo "100 Cristalli di morte"

“100 Cristalli di morte”, edito presso la casa editrice Albatros Il Filo, è la prima raccolta di poesie del giovanissimo Francesco Cosentino.

Il poeta nasce nel 1990 a Vibo Valentia ed attualmente vive a Reggio Calabria.

“100 Cristalli di morte” è un libro nato per insinuare al lettore riflessioni su diverse tematiche quali la spiritualità, l’amore, il disprezzo verso una società malata ed indifferente, l’attività del poeta, lo scorrere impetuoso del tempo. Lo stile di Francesco è variegato ed intervallato.

Ma un poeta deve potersi esprimere ed esplicare il suo pensiero ai lettori, per questo noi di Mondo Raro abbiamo curiosato negli istanti poetici dell’artista, vi lasciamo alle sue risposte.

 

 

 

A.M.: Chi è Francesco Cosentino?

Francesco Cosentino: Uno che ci prova, come tanti, che probabilmente sente di differenziarsi per motivi irrisori, eppure il talento e la ricerca dello stesso sono cose opinabili, alla stregua dei gusti personali, non si può mai dire cosa sia bello.

Secondo me quello che Francesco Cosentino scrive non è BELLO da sentir pronunciare o da leggere prima di andare a dormire, perché quello che lo angustia ed al contempo ne esplica le cognizioni letterarie è la poesia. E la poesia che uno ha dentro non sempre delizia gli occhi altrui.

A.M.: Come senti questo tuo esordio nel mondo letterario?

Francesco Cosentino: Diciamo che è come venire alla luce dopo una gestazione paragonabile ad un’agonia, ma con la consapevolezza del nulla che ti attende. Ho colto un’occasione che, per “un nessuno” come me, poteva rasentare la redenzione dall’abnegazione o rivelarsi, come è successo, un superfluo, se non deleterio, buco nell’acqua. Un salto nel buio, dunque, un buio che celava un baratro infinito di fallimentare banalità occultato dall’esaltazione provocata dall’esperienza della pubblicazione.

A.M.: Come nasce una tua poesia? Scrivi in modo impulsivo o riflessivo?

Francesco Cosentino: Poesia riflessiva è un controsenso, in quanto non c’è bisogno di ragionare su ciò che si prova, si desidera, si è. E la poesia è questo, la mente dello scrittore immortalata attraverso mezzi materiali in quello che noi chiamiamo letteratura. Si tratta di una trasformazione voluta dall’autore al fine di farsi comprendere, di condividere l’essenza di sé stesso o, talvolta, di espletare un vero e proprio rito apotropaico, per il puro gusto della catarsi. La mia poesia nasce nel momento stesso in cui viene pensata; gli accorgimenti lessicali e le minuzie tecniche sono, forse, prova di talento, ma la loro rilevanza è in secondo piano rispetto ad un contenuto che sia sincero, liberatorio, sensato.

A.M.: Pubblicare poesia è sempre stato rischioso. Generalmente il poeta non riesce ad avere fama in vita. Hai mai pensato a questo?

Francesco Cosentino: La gloria non è il mio fine… non che io sappia quale esso sia.

A.M.: Il titolo è molto particolare. Ci puoi spiegare il simbolismo nascosto dietro “100 cristalli di morte”?

Francesco Cosentino: La morte è la parte più insondabile della nostra vita, ma è proprio la vita, quello che non conosciamo, sebbene affermiamo con non poca superbia il contrario. Il risultato di questa ignoranza, dalla quale, ci tengo a sottolinearlo, non mi dissocio affatto, è la trasformazione della quotidianità in un agglomerato di negatività nichilistica. Siamo consumatori impazziti, non abbiamo più rispetto l’uno dell’altro e l’esistenza o la sofferenza altrui ci lascia del tutto indifferenti. Senza contare che le nostre vite consistono in una gara a chi crepa con più soldi in tasca. Ecco, per quanto mi riguarda la morte non è che una purificazione: la morte, quella che fa davvero paura, è quel grottesco nonsenso in cui abbiamo trasformato la vita. Cristalli di morte: azioni inutili e nefaste che ci rendono sempre più lontani dal concetto di umanità.

A.M.: È una raccolta di poesie scritte nello stesso periodo temporale o sono miste?

Francesco Cosentino: I periodi temporali, di cui le mie poesie sono l’emblema, sono due: il primo consiste nella realtà vista con gli occhi di un sognatore la cui tristezza lo sta portando ad un lento suicidio, solo che la lametta è una penna ed il sangue che sgorga dalle vene sono versi, versi cupi e dalle allegorie macabre. Il secondo comprende composizioni molto più dure, la realtà vista con gli occhi di una persona invisibile da sola in mezzo a milioni di altre persone invisibili: l’iperbole assoluta di quanto possa essere assassina la vita sociale. Ho vissuto entrambi questi periodi e li ho voluti imprimere sulla carta nel momento stesso in cui hanno condizionato il mio essere.  

 

 

Link nel quale trovare la pagina facebook del libro “100 Cristalli di morte”:

http://www.facebook.com/?ref=logo#!/pages/100-cristalli-di-morte/113851488625618

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