Intervista di Alessia Mocci a Giuseppe Aloe ed al suo "Lo splendore dei discorsi"

Intervista di Alessia Mocci a Giuseppe Aloe ed al suo "Lo splendore dei discorsi"

Mag 10, 2011

“Lo splendore dei discorsi”, edito nel 2010 presso la casa editrice Giulio Perrone Editore, è l’ultima fatica di Giuseppe Aloe. Un libro che lascia il segno, un discorrere fluido ed incessante di un uomo che ha perso tutto o perlomeno così pare, perché per perdere tutto bisogna anche avere qualcosa. L’autore presenta così nel mondo letterario un noir che s’addentra all’interno del pensiero e dei discorsi articolati del protagonista senza lasciare scampo al lettore. Di sicuro non è un libro da leggere sotto l’ombrellone in una spiaggia pregna di bagnanti. Giuseppe stesso nella domanda sullo stile letterario utilizzato risponde descrivendo il suo stile con: “stile nervoso, che ribadisce i concetti usando spesso anche le stesse parole, in alcuni momenti febbricitante”. Ma non voglio rovinarvi la sorpresa, buona lettura!

A.M.:  “Lo splendore dei discorsi” è un romanzo particolare che non tralascia una virgola. Quale target di lettori pensi che possa avere?

Giuseppe Aloe: Hai ragione, è un romanzo particolare. In cui tutti gli elementi reali si intrecciano per formare un mondo a parte, dove ogni cosa può in effetti accadere. Alcune critiche sulla plausibilità o meno della storia non centrano l’obiettivo. Negare il diritto a scrivere una storia implausibile significa rinunciare ad un secolo di letteratura, e mica solo italiana. È una sorta di noir, quindi può attrarre quel tipo di lettore, ma è anche un romanzo sulla fragilità umana, sulle componenti dislessiche dell’esistenza. Io, a dire la verità, volevo scrivere un romanzo bellissimo. Capisco che qualcuno storcerà il naso per questa dichiarazione. Ma questo era il mio intento principale. Un libro da leggere in due giorni. Da metabolizzare e quindi rileggere.

A.M.: Sapresti descrivere il protagonista di “Lo splendore dei discorsi” con cinque aggettivi?

Giuseppe Aloe: Indagatore. Affranto. Freddo. Amorevole. Pacificato.

A.M.: Qual è lo stile letterario che hai utilizzato e perché?

Giuseppe Aloe: È il mio stile. L’ho trovato dopo 20 anni di lavoro. A casa ho decine e decine di quaderni pieni di racconti e riflessioni. Erano i miei esercizi. Da tutta quella massa di lavoro è uscito uno stile nervoso, che ribadisce i concetti usando spesso anche le stesse parole, in alcuni momenti febbricitante, in cui anche le parole tendono a cambiare di posto, ma è mio. Assolutamente personale. A questo proposito devo anche ringraziare gli editori che per 18 anni hanno rifiutato i miei lavori. Per ogni rifiuto ho immaginato una miglioria stilistica, fino ad una composizione formale che è, almeno per me, solida e che non lascerò più. Qualche mese fa una mia amica leggendo il libro mi ha detto: mi sembrava di sentire la tua voce. Al che ho pensato che questa convergenza di voci era in effetti un risultato magnifico ed insperato.

 

A.M.:  Ci sono romanzieri e poeti emergenti contemporanei che stimi e che segui?

Giuseppe Aloe: I miei riferimenti culturali sono innanzitutto filosofici. Io leggo e studio la lingua di Severino, Bodei, Gadamer, Simmel, Popper, Engels, Foucault eccetera. Per la narrativa italiana seguo sempre Franco Cordero, che ritengo il più grande scrittore italiano. Fra i miei punti di riferimento metto Kafka, Walser, Hebel, Canetti, Brecht solo come poeta, Beckett solo come romanziere, Sebald, Carver, Cheever, ma anche Stendhal, Proust, Leopardi e molti altri, in pratica è una lista troppo lunga per poterla completare. Mi appassionano anche i traduttori. Uno su tutti: Vincenzo Mantovani, specialmente nei lavori su Bellow e Philip Roth. Non faccio distinzione fra poeti e scrittori emergenti e scrittori tout court. Vi sono degli scrittori ancora inediti che sono di gran lunga più interessanti e notevoli di altri che occupano i banconi delle librerie. Lo scrittore è scrittore. Punto. Essere emergente o meno significa inserirlo in una prospettiva di carriera, e questo, francamente non riesco proprio a capirlo.

A.M.:  Hai qualche consiglio per uno scrittore che vuole pubblicare la sua prima opera?

Giuseppe Aloe: Resistere, resistere, resistere. E migliorare. Leggere in modo continuo e senza pause. Mettere ordine nelle letture. Iniziare con un autore e leggere tutto di quell’autore. Se è straniero cercare le varie traduzioni. Leggere tutte le traduzioni disponibili. Cercare di comprendere i punti convergenti e quelli divergenti. Lavorare su queste linee. Studiare testi filosofici. Cercare di rifuggire dalla scorciatoia del dialettismo. Non se ne può più di questi personaggi che parlano in dialetto. Molto spesso risultano fasulli e, sul serio, poco plausibili. Insomma lavorare e resistere.

E Giuseppe ci saluta in modo molto simpatico. Cari lettori, scrittori emergenti e non, ricordate il consiglio di Giuseppe Aloe: “Leggere in modo continuo e senza pause. Mettere ordine nelle letture. Iniziare con un autore e leggere tutto di quell’autore.”


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