Intervista di Emanuele Casula al prof. M. Capuzzo Dolcetta

Intervista di Emanuele Casula al prof. M. Capuzzo Dolcetta

Mag 4, 2011

Il confine, l’altro versante. Intervista al Professor Marco Capuzzo Dolcetta a cura  di Emanuele Casula

PARTE I

Se fate parte di quelli che riconoscono un monaco dall’abito, uno scrittore dalla faccia, un Indiana Jones dal calco di Harrison Ford, allora smettete di leggere perché io non sto scrivendo per voi.

La Storia non fa per voi.

La storia la troverete nei manuali dei vostri figli. Non avete smesso? Bene.

Allora comincio.

“… Era sempre più giovane, diventava sempre più giovane… sempre più strano e misterioso… era ogni volta sempre più giovane…”.

Fermo il registratore. Indugio. Non mi trattengo.

–       Mi scusi Professor Dolcetta ma… cioè è questo che sta dicendo? Lei vedeva Marquès Rivière ringiovanire?

–       Sì certo

–       E com’è possibile questo Professore? – chiedo titubante e assetato

La risposta scivola nelle parole che sento: “nelle Ss… monaco tibetano… rivelato… segreti… ottenere ciò che si desidera… scelto di non morire… esorcismo potente… vescovo nazista…”.

La mia concentrazione si disperde già nelle parole. Ognuna di esse richiede la sua celebrazione singola. Mi guardo i piedi. Vedo una terra arcana. Una terra nuova ma antica. Ci sono piante diverse, strani uccelli nel cielo, ci sono due soli. Un sole che splende ed un sole nero. Ho varcato il confine.

Dimenticavo: sono a casa del Professor Dolcetta.

Ed ho appena varcato il confine. Sono appena entrato dentro la Storia, quella vera, quella che tutti rifiutano, quella che travolge quando è troppo tardi. L’uomo comune non imparerà mai la lezione. L’uomo comune si accontenta di dire, fare e mangiare. L’uomo comune ignora che i potenti della terra vivono di ben altro.

Chi davvero fa la storia viaggia in mondi paralleli, tra confini di maghi, in lande remote con basi segrete, in esseri dominati da demiurghi immortali, in antiche razze umane, in iraconde divinità. Solo chi sta molto in alto conosce queste oscure nubi che si condensano nei cieli di una società estremamente verticistica. Questo piove sull’uomo comune come un diluvio di simboli, di politiche e azioni apparentemente incomprensibili. L’uomo comune ignora finché i panzer con la svastica non gli sfondano le mura di casa.

L’uomo comune deride finché non deve tornare al lavoro in una multinazionale che lo tratta come un essere sottosviluppato.

L’uomo comune non ci pensa neanche quando sente di guerre che hanno strani nomi come “Odissea all’Alba”. L’uomo comune si sente forte sin quando non scopre che se sbaglia viene portato via, torturato, processato e ucciso perché eretico, perché terrorista, perché diverso, perché è sbagliato. Allora e solo allora l’uomo comune si sveglia e si lamenta.

Oppure accondiscende e grondante di vaselina denuncia suo fratello:

È lui! Prendetelo! Torturatelo! Processatelo!

Ma è sempre troppo tardi. Perché l’uomo comune subisce anziché comprendere.

Ecco perché io sono qui.

Sono davanti al Professor Dolcetta. Sono davanti alla Storia. Volete una prova della Storia? La volete davvero? Eccone una.

Il Professor Dolcetta si procurò un giorno una ciocca di capelli di Adolf Hitler che il nipote del barbiere personale, Hans Mayer, ancora conserva.

Adolf Hitler ufficialmente si è suicidato nel divano del bunker di Berlino. Nel divano c’erano le tracce di sangue e dunque di DNA del leader nazista. Quel divano lo divisero in due: metà in Usa metà in Urss.

Con quella ciocca il nostro Professore chiese di comparare il DNA presente nel divano. Lo chiese agli USA e all’URSS.

Ma i servizi si rifiutarono.

Voi sapete il perché? Perché rifiutarono? Voi sapete nome e cognome dei sosia di Hitler? Siete sicuri della storia che vi hanno insegnato? Nessuno dovrebbe esserne sicuro. Qui si avanzano dubbi, deduzioni e soprattutto prove.

E la terra delle certezze trema.

Sono a casa del Professor Dolcetta. Non ha il cappello di Indiana Jones, non fa le battute di James Bond, non si veste da dandy. Il Professor Dolcetta è un uomo placidamente gentile. Ti fa accomodare e ti mette a tuo agio. Il Professor Dolcetta prima di essere intervistato mi fa anche una domanda. Come fanno coloro che vogliono sempre imparare. Per chi non l’avesse ancora capito il Professore è un feroce osservatore. È uno straordinario intervistatore.

È una micidiale forza che permea lo spazio rendendo l’ospite confortevole.

E infatti è stato lui a fare interviste famose davanti a personaggi capaci di divorare giornalisti con una sillaba. E infatti è stato lui ad avvicinare leoni feroci e sinuose pantere umane. Ha intervistato personaggi che vanno da Pinochet al banchiere Genoud, da Harrer (l’uomo dei 7 anni in Tibet) ad Horia Sima. Ha trovato documenti sconvolgenti come i rapporti dove le SS si lamentano sul futuro papa cattolico Karol Wojtyla perché ha ucciso un paio di membri della Gestapo per sfuggirne alla cattura. Ha visto manoscritti inediti di Hitler in persona e documenti introvabili dove sta scritta la vera fine del Führer nazista.

Ha conosciuto personalmente i figli di Himmler, di Goering, di Mengele. Ha indagato e trovato luoghi e nascondigli dei più grandi gerarchi nazisti (ad es. Mengele) a dispetto di ben più strutturate organizzazioni come il centro Wiesenthal.

Proprio a quelli del Centro Wiesenthal chiese:

–       Ma insomma, com’è possibile che non avete mai pensato a cercare i peggiori e più fanatici gerarchi: Bormann e Muller!

–       Ah certo ha ragione! Non ci abbiamo pensato – gli risposero.

Però potete chiedere direttamente a lui che fine hanno fatto sia Bormann che “Gestapo” Muller. Potrete leggerlo nei suoi libri sconvolgenti, tra cui il preziosissimo “Gli Spettri del Quarto Reich” – libro che metterei nei programmi scolastici per capire la Storia dopo la seconda guerra mondiale – potrete leggere di queste sue incredibili avventure e soprattutto testimonianze vere, dirette. E nei suoi incredibili documentari, sempre corredati da documenti ufficiali – purtroppo per voi – potrete cominciare a capire cosa realmente muovesse e muova ancora oggi soldati e scienziati pronti a tutto per un ideale (si veda, a esempio, la serie di dodici puntate sul nazismo esoterico).

Il Professor Dolcetta, allievo di Raymond Aron e di Marc Ferro, ha una dote che gli ha permesso di fare “5 kilometri in un iceberg che è lungo almeno 100”: da storico vero non giudica a priori. È per questo che è riuscito a fare un lavoro per cui un giorno lo ringrazieremo: il lavoro di ascoltare i vinti. Solo chi ascolta i vinti, senza imporre il proprio punto di vista, è il vero storico. Perché i vincitori ti sbattono la loro storia in faccia finché non la impari: a modo loro, come vogliono loro. E dei vinti non se ne sa più nulla. Dei loro pensieri, delle loro aspirazioni. Sapete fino a quando non se ne sa più nulla?

 

E.C.: Professor Dolcetta, nessuno come e quanto lei ha varcato in questi ultimi anni il confine tra vincitori e vinti, tra santi e demoni, tra fantasia e realtà. La sua esperienza razionalmente  ha analizzato, vissuto e conosciuto cose che i più stenterebbero a credere anche nei film di fantascienza. Le chiedo: in tutti questi anni qual è l’episodio o la persona che più l’ha colpita?

Prof. Dolcetta: Beh, chi mi ha colpito sono Degrelle[i][i], per la sua veemenza, per la sua solarità, per la sua forza; Horia Sima[ii][ii], colui che sostituì Codreanu[iii][iii] al comando, per la tenebrosità, per la sua forza quindi esattamente opposta a Degrelle e il vecchio amico Miguel Serrano[iv][iv] per la sua straordinaria simpatia e fantasia. Un altro personaggio che mi ha colpito, ed è un po’ forse una via di mezzo fra tutti questi, è il Professor Pio Filippani Ronconi[v][v] che è morto un anno e mezzo fa e qui lo ricordo con simpatia. L’ho conosciuto anche tardi perché inizialmente non avevo ben capito il personaggio mentre era in realtà qualcuno che ha la vitalità di un Serrano e la conoscenza vera di tante cose, anche perchè le ha vissute: sia i viaggi in Oriente, viaggi che ha fatto anche Serrano ma in altro modo, in tempi più remoti (rispetto a Serrano ndr) ha combattuto la sua causa, non se n’è mai pentito, insomma un personaggio di livello. Ma il più misterioso di tutti, il più inquietante, rimane per me, senza dubbio, Jean Marquès Rivière[vi][vi], a cui ho dedicato il mio primo libro sul politico-occulto: è un signore di 100 e passa anni e quando l’ho conosciuto sembrava un ragazzino, perché Rivière è un amico di Guenon, poi si scoprì che era sempre stato uomo di Tysserand, quindi uomo del Vaticano che creò la R.I.S.S. (Revue Internationale des Sociétés Sècretes), i Servizi Segreti del Vaticano. Si infilò come infiltrato nella massoneria, si finse pentito, entrò nelle SS durante la guerra, costituì la polizia antisetta a Parigi, girò un film “Le forze Occulte” (diretto da Paul Riche/Jean Mamy nel 1943 ndr), scrisse diversi libri, fondò la rivista “Revue Massonique”, mensile di denuncia delle strategie massoniche, e fece dunque una grande esposizione sul pericolo ebreo e sulla massoneria.Io l’ho conosciuto a Lione negli anni ’70 e ’80, ed era veramente anziano però ogni volta sembrava sempre più giovane, più strano, più misterioso. Devo dire, un personaggio molto misterioso.

 

 

E.C.: Il nazionalsocialimo: in pochi anni di regime sono stati varcati confini scientifici, militari, umani che ancora ci sconvolgono e ci turbano. Ma cosa è avvenuto in quegli anni secondo lei? È un lato dell’uomo che tratteniamo o, come scrisse Albrecht Haushofer (nei sonetti scritti nel carcere di Moabit) nella lettera d’accusa al padre Karl[vii][vii], fu aperto per un attimo un ‘vaso di pandora’ da cui emersero forze ignote?

Prof. Dolcetta: Eh! (esclama) Potrebbero essere tutte e due le cose! Cioè sicuramente è stato un momento di lucidità luciferina, volendola definire con la terminologia adatta ai tempi che corrono e alla visione che vede l’esistenza di Lucifero e – che sia buono o cattivo – insomma Lucifero è un portatore di Luce. Sicuramente è stata portata luce su un lato oscuro, che non se lo sono inventati i nazionalsocialisti di sana pianta, ma all’epoca si è creato un sincretismo mitologico. Cioè è come se una straordinaria mente lucida, un insieme di menti, avessero deciso a un certo punto che bisognava dare una svolta a qualcosa: o accelerare la distruzione dell’Occidente o cercare di restaurare una versione mitica dell’Occidente, inventandosi delle maniere di sincretismo fra svariate forme di sapere: sapere religioso, esoterico e non esoterico. Per esempio, sicuramente c’è una componente tantrica, una componente di esoterismo islamico, una componente legata anche alla Kabbalah, c’è una componente Wotanista, odinica, c’è un modo di vedere particolare anche del cristianesimo, c’è del razzismo, dell’arianesimo, c’è del mazdeismo, c’è una grande interlucidità tecnologica sulla medicina e sull’elettronica a venire, cioè tutto un insieme legato. Mi fa venire in mente un romanzo di Kubin[viii][viii] che si chiama “L’altra parte” (pubblicato nel 1909 in Germania ndr) dove il personaggio principale che si chiama Patera, vive nel regno del passato in Cina, nei monti Altaj, che sono i monti dove anche Gurdjeff[ix][ix] è stato… Questo è un romanzo tedesco venuto fuori poi negli anni ’20, quindi antecedente al nazionalsocialismo, che faceva la parafrasi, la parodia della città dell’Europa che si ricrea metaforicamente nell’architettura e nei modi di pensare in Cina attraverso un giovane studente austriaco, un viaggiatore chiamato Patera (il protagonista è un artista senza nome, vecchio compagno di Patera, che va a visitare una città che lo stesso Patera ha ricreato in Asia, città del passato chiamata Perla ndr), il quale appare come specchio dell’interlocutore, cioè Patera quasi non esiste, ma esiste come entità che rifrange l’identità di chi gli chiede le cose e viene distrutto poi soltanto dall’arrivo di un americano, col sigaro e la volontà di fare soldi in questa città piena di contraddizioni, fasulla e tragica e cruenta contemporaneamente (che è questo regno del passato). Alla fine Patera appare di corsa di fronte al protagonista quando cerca di fuggire nella città che sta crollando e finisce in un antro dove alcuni monaci pensano tutto quello che sta accadendo: delle entità pensanti, e  Patera, finito, esaurito il suo ruolo, si brucia in un fuoco, fatto proprio da questi monaci che assistono impotenti e disinteressati alla distruzione…

Mentre il Professore parla mi dà la sensazione, mi regala la sensazione della potenza insita in certi esseri, distanti dal palcoscenico politico, ancor più distanti dagli occhi dei più. Ho la sensazione di vedere questi “monaci dai guanti verdi”, tibetani trovati morti sotto gli infiniti bunker di Berlino, esseri capaci di creare figure materiali. Esseri capaci di ri-creare la realtà. Io sto pensando a questo. So che sta parlando di Hitler. So che sta parlando della catastrofe nazista. So che sta parlando della seconda guerra mondiale. So che sta alludendo ai potenti monaci del Tibet. Il Professore sembra parli ben oltre le parole. Indugia un attimo. Poi riprende spostando magneticamente il baricentro della conversazione. Non si è perso. Sta vagliando lo spettro d’onda dell’ascoltatore. Riprende.

Dunque ci fu un’accelerazione in soli dodici anni: sei positivissimi e sei negativissimi. Perché? Non si sa, è un mistero. È questo che mi ha attratto, non tanto l’adesione o meno, mi ripugna l’idea che si uccida una persona, ieri ho visto un cagnolino morto e me lo sto ancora sognando, ho un rigetto verso il sangue, non ne ho la fascinazione, come non sono nemmeno così desideroso di compensazioni perché ci sono dei nazisti che lo diventano per compensazione di una frustrazione, compensano diventando nazisti appunto, il che è una cosa piuttosto kitsch. Ma cosa mi ha affascinato al punto di occuparmi del nazismo – c’è sempre una fascinazione – quindi non una visione ma una fascinazione: la visione che viene a mancare non è interessante oggettivamente, è una visione del mondo poco divertente, però di grande forza, di grande energia, di grande mistero, un fascino che un po’ tutti subiscono: sia chi ha una certa apertura, sia chi nega, sia chi ha dovuto soffrire i propri drammi… Nonostante questo il nazismo non è un fenomeno che è passato inosservato per nessuno: Hitler è il logo che più si è venduto nel XX secolo e quando la rivista Times ha fatto un sondaggio nel 1999 su chi era il personaggio del secolo, vinceva Hitler e allora si sono detti: “lasciamo perdere” e hanno annullato i concorsi. È tutto legato: se ci pensi l’ultimo Papa (Ratzinger ndr) era una SS e non lo nega nessuno, il penultimo (Papa Karol Wojtyla) ha ucciso delle SS (si veda ne “Gli spettri del Quarto Reich[x][x] ndr). Noi europei siamo ancora dentro questa storia. È una storia strana e io, che sono nato nel 1951, non l’ho vissuta in prima persona , ma ho sempre visto, sentito dire, collezionato ed archiviato le testimonianze e i documenti proprio per dare la testimonianza di qualcosa che, oggettivamente, mentre parliamo non si potrebbe più fare.

 

 

E.C.: Uno strano confine. Né il Mosssad né i cacciatori di nazisti di Wiesenthal[xi][xi] hanno mai avuto problemi a varcare i confini per vendicarsi dei carnefici, però è stato lei a ricordare a Wiesenthal che si erano dimenticati dei più fanatici: Bormann[xii][xii] e “Gestapo” Muller[xiii][xiii]. Perché non li hanno mai cercati? O meglio: perché qualcuno li ha protetti? Non mi sembra fossero scienziati in possesso di nuove formule scientifiche…

Prof. Dolcetta: Invece oggi il nazismo lo vendono, continuano a venderlo, come credo che si cerchi fisicamente un Aribert Heim[xiv][xiv] – un personaggio di terzo livello del nazismo anche perché non aveva fatto chissà cosa se non una settimana ad Auschwitz  –  al Wiesenthal Centre, diretto da Ephraim Zuroff[xv][xv], lo cercano ancora, ma solo per avere essi stessi una ragione di vita nella ricerca dei vecchi nazisti, un Heim se non è morto lo è comunque, ma il concetto è che sino a 4 anni fa non lo cercava nessuno ed era stato ignorato anche quando era più giovane. Guarda caso a Zuroff, il gestore del Wiesenthal Centre, dicono di cercarlo senza mai trovarlo.  Il Wiesenthal Centre ora non ha niente a che vedere con quel personaggio di Wiesenthal che ho conosciuto bene, anche lui era disinformato sulla questione. Il Wiesenthal Centre vive di personaggi fasulli che ormai sono praticamente morti o morti viventi, che devono giustificare un trend ideologico-economico, ben descritto nel libro di Finkelstein[xvi][xvi], “L’industria dell’olocausto” (Edizioni Rizzoli), che spiega perché esistono fenomeni ideologici per cui l’olocausto che fino al 1962 era qualcosa di cui vergognarsi, poi è diventato un qualcosa con la O maiuscola ma questo è un altro discorso. Diciamo che, di fatto, il nazismo mi ha colpito per il mistero, per il fatto che non è da sottovalutare, non è un fenomeno di quattro criminali aizzati dall’industria pesante tedesca per vendere – visione materialistica piuttosto riduttiva – basti pensare che al processo di Norimberga si è parlato di tutto meno che dell’ideologia dei nazisti. L’unico che ha parlato dell’ideologia di destra, in tempi relativamente remoti, è Furio Jesi[xvii][xvii] che è morto, ha scritto un libro molto interessante sull’argomento – Cultura di destra[xviii][xviii] anche se non esauriente – e lì si capisce che c’è un pensiero fortissimo, talmente forte che è una bomba atomica proprio per la semplicità del pensiero (per cui meglio nasconderlo, meglio tacere altrimenti si crea un problema perché quello che traspare è sempre così censurato, con le postille per cui il nazismo sono sempre “i morti” della guerra). Sì, è giusto parlarne ma anche pensare che c’è un’ideologia, che c’è un pensiero strutturato che non va ridicolizzato. Forse non se ne vuole parlare perché fa anche un po’ impressione. Quindi mi ha colpito la forza di questo pensiero, il suo mistero, il fatto che fosse emarginato e, quindi, gli emarginati sono sempre i più interessanti… ci sono mille legami, mille rimandi, come se fosse veramente un gioco molto più grande di noi. Tra il lavoro che ho fatto, film, documentari e televisione, articoli e ricerche, sono sceso in un iceberg profondo 100 kilometri ma di cui io ne ho percorsi solo 5.

 

E.C.: Il fatto che venga ridicolizzato e demonizzato il nazismo può facilitarne il ritorno?

Prof. Dolcetta: Facilitarne il ritorno non credo ma intanto posso dire che è come una miniera esaurita salvo trovare altre falde che non so dove siano. C’è stata una congiunzione di interessi, di menti, di capitali, di tante cose che hanno permesso di creare il nazismo. Se noi ci rifacciamo alle esternazioni di riferimento del cosiddetto nazionalsocialismo, oggi i vecchi nazisti di una volta, sono totalmente inadeguati, non possono certo essere quelli della curva nord della Lazio, non possono essere dei piccolo borghesi miserabili come Alemanno, Fini, questi disgraziati come un La Russa, dei poveracci che non vedono l’ora di farsi la casetta in campagna. Quello non ha nulla a che vedere con la forza che veniva un tempo: saranno dei disgraziati ma io non vedo nulla oggi dell’etica anche criminale del giovane SS lettone che va volontario a 18 anni contro i bolscevichi per esempio. Giusto o sbagliato che sia è tutta un’altra storia. Quindi diciamo che i fenomeni attuali sono delle buffonate.

 

Marco Capuzzo Dolcetta (Milano 1951) è autore, produttore, regista di cinema, televisione e programmi radiofonici. Tra i suoi saggi ricordiamo Politica Occulta. Logge, lobbies, sette e politiche trasversali nel mondo (Castelvecchi, 1998) e Nazionalismo esoterisco. Studi iniziatici e misticismo messianico nel regime hitleriano (Cooper e Castelvecchi, 2003). Collabora con vari giornali e riviste tra cui Panorama, L’espresso, Le monde, Il Corriere della sera e L’unità.


[i][i]  – Politico Belga (1906-1994) entrato a combattere nelle Ss durante la II Guerra Mondiale

[ii][ii] – Politico rumeno(1907 – 1993), sostituì Codreanu come leader della Guardia di Ferro o  Legione dell’Arcangelo Michele movimento naionalista, anticapitalista e antisemita rumeno degli anni ’30

[iii][iii] Leader e fondatore (1899 – 1938) della Guardia di Ferro o Legione dell’Arcangelo Michele in Romania, fucilato nel ’38

[iv][iv] Politico scrittore cileno (1917-2009)  attivista del partito Nazionalsocialista cileno M.N.S.

[v][v]Eroe di guerra nella II guerra mondiale, passato alle Waffen Ss nel 1943, noto docente  ed esperto di Studi, filosofie e religioni Orientali (1920 – 2010)

[vi][vi] Giornalista, scrittore e collaborazionista francese, ha militato nelle Ss Charlemagne (1903 – 2000 ?)

[vii][vii] Generale, politologo tedesco, fondatore della geopolitica (1869 – 1946)

[viii][viii] Scrittore austriaco (1877 – 1959)

[ix][ix] Scrittore, mistico esoterico, intellettuale, imprenditore, nato in Armenia (1872 – 1949)

[x][x] Marco Capuzzo Dolcetta, Gli Spettri  del Quarto Reich, Rizzoli 2007

[xi][xi] Simon Wiesenthal, ebreo diventato cacciatore di nazisti nel dopoguerra (1908 – 2005)

[xii][xii] Martin Bormann (1900 – 1945 ?) politico nazista tedesco, scomparso misteriosamente

[xiii][xiii] Heinrich Muller (1900 – 1945 ?) politico nazista tedesco, capo della Gestapo, scomparso misteriosamente

[xiv][xiv] Medico nazista tedesco (1914 – 1992 ?)

[xv][xv] Direttore del Simon Wiesenthal Centre di Gerusalemme

[xvi][xvi] Norman Finkelstein , L’industria dell’olocausto, Rizzoli, 2004

[xvii][xvii] Scrittore, saggista italiano (1941 – 1980)

[xviii][xviii] Riedito da Nottetempo, Roma, 2011

 

Seconda parte dell’intervista al Prof. Dolcetta QUI.

 

Fonte

Lunario Nuovo

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