"Ti guardo" di Maram al-Masri

Ho avuto la fortuna di conoscere questa poetessa ed i suoi versi per caso ma non per caso me ne sono innamorata.

La parola si fa nuda davanti al verso come la donna davanti alla sua poesia. Come Maram al-Masri davanti alla sua poesia.

“Corro galoppo freno salgo scendo

Mi avvicino mi allontano urlo

Gemo ansimo taccio mi perdo mi ritrovo tempesto piovo

Piango rido…

Una donna all’apice della passione

Esulta con gli angeli di un uomo”(p.17)

Io leggo all’interno della sua raccolta TI GUARDO, la sensualità di questa donna, dei suoi movimenti, del suo sguardo, della sua voce;  la sua voglia di amare ed il suo saper amare come solo una donna passionale sa fare.  La malinconia dell’abbandono ed il proprio riscatto.

Il fascino di questa dona diventa verso, a volte un frammento (la casa dei miei amici/è vicina/e la mia/lontana lontana… p.82),

a volte un respiro più ampio

(Lo so/non avrei dovuto/invitarlo/a scoprire i miei seni/volevo/solo/mostrargli/che ero una donna… //lo so/non avrei dovuto/lasciare che si spogliasse. // voleva/mostrarmi/che era/solo/un uomo…p.20)

ma in entrambe le forme… pungente la poesia arriva all’animo del lettore come un pizzico di zanzara , all’improvviso, durante la notte, che ci  desta dal sonno. Cosi Le  parole di Maram svegliano il lettore da un intorpidimento dei sensi .

E’ una poesia di immagini che non cade però nel facile lirismo. (Appostata/davanti al tuo petto/raccolgo/il tuo respiro/e lo conservo per il giorno i cui soffocherò… p.40)

E’ una poesia evocativa che grida il suo canto. Rievoca fotografie di vita che sono poi ricordi, che sono il punto di partenza di questa donna che, dalla prima lettera della prima parola del primo verso delle sue poesie, batte i piedi sulla terra e continua a ballare con la sua anima durante lo srotolamento della sua ispirazione per affermare… io ci sono! Io sono! E io

Ogni volta che un uomo

Mi abbandona

Divento più bella…(p.99)”

Poesia che diventa realtà scritta e diventa la NOSTRA realtà nel momento in cui, leggendola, ritroviamo sempre qualcosa che ci è appartenuto, che ci appartiene e… chissà… ci apparterrà! …

Forse per questo i poeti sono anche un po’ veggenti! …

Leggendo i suoi componimenti a volte si ha l’impressione che la poesia sia anche nello spazio bianco tra un verso ed il successivo.  Il rigo bianco, che poi altro non è che il foglio, l’aria, il respiro dell’autrice…viene “riempito”dal lettore che cerca dentro di se la sua personalissima poesia e la scrive con la sua emozione.

Sono versi anche delicati il cui contenuto forte è una droga per la lettura stessa. E si avverte l’esigenza di leggere, leggere e leggere ancora la stessa poesia affinché si possa anche solo presumere di essere dentro essa ma, per poi capire che, bisogna ancora bagnarsi di lei per appagare il fuoco di un animo che, mentre legge, arde.

Maram interroga sé

“Cosa sento?

Una rosa che si chiude

E un destriero che nitrisce…

Cosa vedo?

Nuvole

Che mi infiammano il grembo

E una pioggia torrenziale…”

Interroga, forse, il suo uomo in cui, perché no, il lettore  ritrovarsi

“Mi abbandonerai?

Chi dunque

Potrà veder

La veste della mia nudità

Che mi rende

Davvero

Bella?”

Interroga noi

“Che può fare un destriero

con un bel collo

rotto?”

Interroga sé stessa e noi contemporaneamente.

“Il dolore?

Come mi ha riconosciuta?

Non avevo appuntato una rosa rossa

sul petto

né avevo

appuntamento con lui…

cercavo solo

di disfarmi

dell’ultima traccia

di un uomo

andato via…”

Ed ogni eventuale risposta che il lettore dà, la dà a se stesso. Maram ci induce a parlare con il nostro IO e, probabilmente, non ce ne  accorgiamo ma la testimonianza che è successo è l’emozione che proviamo.

C’è una LEI tra le pagine di questo libro (Lei disse …) e c’è un “LEI… sono io ?” che ognuno può domandarsi, tra le pagine di questo libro.

Maram mostra anche le sue radici. L’ho conosciuta nello splendore di un abito siriano. E le sue radici le fasciano il corpo, e la sua figura diventa una poesia da leggere con la vista.

Cara poetessa, ora mi rivolgo a te dicendoti… leggendoti io… TI GUARDO…

“Ha lasciato in eredità ai suoi figli

Una madre che sogna

Balla

Sorride

Una madre che piange

Ama

Una madre che non ha denaro

E non rammenda le calze

Una madre che scrive poesie

In una lingua che non capiscono.”

E io che sono AFONA DEL MIO NOME NON RIESCO A DIRE MARAM

(Afona del tuo nome- Teodora Mastrototaro)

Written by Teodora Mastrototaro

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