Intervista di Carina Spurio a Vittorio Verducci ed al suo "Oltre l'esistere"

Intervista di Carina Spurio a Vittorio Verducci ed al suo "Oltre l'esistere"

Mar 12, 2011

“Oltre l’esistere”

Casa Editrice “Menna”- Avellino, 2010

Vittorio Verducci è nato a Notaresco (TE) l’11 giugno 1947. Sposato e padre di due figli, vive a Notaresco, dove ha insegnato materie letterarie nella locale scuola media. Oltre che all’insegnamento di lettere nella scuola secondaria di I grado, è abilitato anche in italiano e latino nei licei. Attualmente è in pensione. Autore di racconti e poesie in lingua ed in vernacolo, ha partecipato a numerosi concorsi letterari, regionali, nazionali ed internazionali, ottenendo segnalazioni e primi premi. Diverse sue poesie compaiono in Antologie letterarie. Tra le sue pubblicazioni: Paose mi, racconto in versi di episodi e personaggi del passato di Notaresco; Via Crucis, sonetti in vernacolo abruzzese sulla Passione di Cristo. E’autore del testo di alcune canzoni e del testo dell’inno “paese mio”, dedicato alla sua città natale.

C.S.: Non si dovrebbe chiedere la parola ai poeti, né su loro stessi, né sul significato della vita come recita un verso tratto da “Ossi di seppia” : Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,/sì qualche storta sillaba e secca come un ramo./Codesto solo oggi possiamo dirti,/ciò che non siamo, ciò che non vogliamo./ (Eugenio Montale). Spero mi perdoni …

Vittorio Verducci: Certo, il poeta può dire “ciò che non è” e “ciò che non vuole”, ma la sua mente e la sua ispirazione sono sempre tese là, verso quel punto, verso quell’orizzonte dove “ciò che non è” trova la sua completa realizzazione e “ciò che non vuole” non esiste. In quel punto e in quell’orizzonte si aprono scenari infiniti …

C.S.: Dopo la premessa in versi famosi le chiedo: In “Oltre l’esistere”, un poemetto unico nel suo genere e scritto di suo pugno, abbandona i versi in dialetto e si cimenta in un viaggio in metrica per i gironi dei vizi e delle virtù. L’opera, composta da diciotto sonetti contiene due stili cari all’autore della “Divina Commedia”: “il sonetto” e “la terzina alternata”, metriche lontane dalla poesia contemporanea italiana. Un omaggio al sommo Dante?

Vittorio Verducci: Senz’altro è un omaggio al Sommo Dante, che ho amato fin dai tempi della scuola e che ho continuato a studiare durante tutto il corso della mia vita, ma è anche un contributo che ho inteso apportare alla scuola poetica di cui, da qualche anno, faccio parte. Mi riferisco al Dolce Stile Eterno, fondato dal poeta fiorentino Dalmazio Masini (compositore anche del testo di numerose canzoni, tra cui “I giorni dell’arcobaleno” vincitrice di un Festival di Sanremo) col compito di riscoprire la metrica nella poesia (evitando però le espressioni desuete del passato).

C.S.: Leggendo la sua opera sembra riemergere il bisogno di sentire parole vere e belle, parole che sono una prerogativa dei classici compresa la Divina Commedia alla quale è stata associata (da ben due note critiche presenti nel testo) la sua opera, Commedia che si rinnova e si rinforza con una costanza che le ha permesso di durare nei secoli …

Vittorio Verducci: L’accostamento della mia opera con La Divina Commedia, operato dalla poetessa Maria Rizzi di Roma e dal poeta Giovanni Di Girolamo di Bellante, è molto, ma molto azzardato (i miei versi diventano invisibili nello sfolgorio di luce del nostro Sommo Poeta). Questo posso dire: di aver messo tanta buona volontà nel ricercare parole vere e significative. Per carità, non voglio dire che la poesia moderna manchi di ciò (vedasi, per esempio, Ungaretti, che è grande nella sua ricerca dell’essenzialità della parola); voglio solo sottolineare il fatto che lo studio dei classici (latini e greci compresi) non va abbandonato, perché le loro opere rappresentano la linfa vitale che permette alla poesia di vivere e, perché no?, di rinnovarsi.  Quanto alla Divina Commedia, certo che questa durerà nei secoli, sconfiggendo la forza distruttrice del tempo.

C.S.: Attualmente esiste un grande equivoco sulla poesia, sia per il suo linguaggio che per il suo uso. Molti credono che la sua intensità venga dalle emozioni lasciate vagare su carta in versi liberi, altri credono che derivi unicamente dal tormento della vita nell’animo predisposto a recepirlo. Tutti continuano a ripetere che la poesia non serve invece la stessa “silenziosamente” regna …

Vittorio Verducci: Invece la poesia serve e silenziosamente regna: su questo non c’è dubbio. Regna e la sua funzione non è univoca, ma serve a molte cose: ad esprimere emozioni, a significare la gioia e il dolore, a far sentite tutto l’interiore mondo di sentimenti ed affetti. Per quanto riguarda il linguaggio, io ho scelto di affidare questo mondo al ritmo della metrica e alla musicalità delle rime, per le ragioni che sopra ho evidenziato e perché mi sembrano, ritmo e musicalità, più rispondenti ad esprimere il vissuto. Almeno per quanto mi riguarda. Attenzione però: il ritmo non deve essere troppo cadenzato e le rime devono scorrere naturali e spontanee, altrimenti si rende loro un pessimo servizio.

C.S.:  Viviamo nel voyeurismo massmediale senza poterci vedere, siamo come ci vedono gli altri e scriviamo poesia che dice l’indicibile e vive di assenza e di morte in una società come la nostra “troppo preoccupata ad inseguire l’istinto e l’apparire” (come lei scrive nella “nota dell’autore”) …

Vittorio Verducci: È vero, viviamo nel voyeurismo massmediale, siamo come ci vedono gli altri, soprattutto come ci vede e ci vuole la televisione, che condiziona ognuno di noi, e ognuno di noi condiziona poi il comportamento dell’altro come in una reazione a catena. La televisione, con la sua pubblicità e con tanti inutili programmi, ci fa inseguire l’istinto e l’apparire, e ci muta così come essa vuole, facendoci diventare centomila, ovverossia nessuno, e invece ognuno di noi è uno. Occorre tornare a vedere se stessi, a conoscersi, come diceva l’antico filosofo, se si vogliono riscoprire i valori autentici della vita. Una medicina che ci permetta di riscoprire la nostra interiorità? Ma è semplice: vedere di meno e leggere di più, soprattutto la poesia, pur con il suo indicibile carico di assenza e di morte, perché essa fa bene alla mente e al cuore.

C.S.: “E tutti quei piacere erano finzioni:/ solo insanie lussurie del momento;/ nell’anima lasciavano oppressioni/ di vuoto e noia: di nullità nel vento/ di quell’andirivieni d’illusioni/ di cui si nutre il mondo e par contento./ “ (da Lussuria) …

Vittorio Verducci: Il piacere è finzione, la lussuria è la pazzia dell’attimo, che ci lascia dentro il peso del vuoto e della noia, e quindi del nulla, nella tempesta di illusioni di cui il mondo si nutre e naufraga contento: è ben sciocco, allora, il mondo,  se non si rende conto che, così facendo, va solo incontro alla nullità e alla morte.

C.S.: E’ l’era in cui siamo accecati dalla materia, dal produrre, dal consumare …

Vittorio Vespucci: Materia, produrre, consumare servono solo ad appagare l’istinto e il piacere. È lo stesso discorso di sopra, È da aggiungere che l’eccessiva produzione induce all’eccessivo consumismo, e questo ad un’ulteriore aumento della produzione, che è causa di altro eccessivo consumismo: un circolo vizioso da cui consegue il risultato che è sotto gli occhi di tutti: crisi economiche e disoccupazione (quando il mercato non riesce più ad assorbire il prodotto), distruzione dell’ambiente, ecc.

C.S.: Attraverso il suo racconto in versi fa in qualche modo una critica al nostro tempo?

Vittorio Verducci: Certo, il mio racconto (ed in modo esplicito la parte finale) rappresenta tutta una critica al nostro tempo. Occorre riscoprire i valori autentici della vita. Occorre riscoprire la morale e il pensiero. In una società basata sull’istinto e sull’immagine a prevalere sono personaggi squallidi e insignificanti. Quanti giovani spendono i loro anni migliori per la scuola e lo studio senza trovare nulla, che non siano amarezze, sulla loro strada, e quanti, invece, ottengono tutto e immeritatamente dalla vita.

C.S.: Chi è Vittorio Verducci?

Vittorio Verducci: Sono un insegnante che ha prestato servizio per quarant’anni nella scuola e oggi è in pensione. Amo leggere e scrivere, e a scuola ho fatto scrivere molte poesie ai ragazzi.

C.S.: Ricorda la prima volta in cui la Poesia venne a cercarla?

Vittorio Verducci: Ero un bambino, frequentavo la scuola elementare e imparavo a memoria le poesie (soprattutto di Pascoli, Carducci e Leopardi). Ricordo che scrivevo anche poesie (qualcuna la conservo).

C.S.: Un luogo comune recita che oggi si legge poco: che cosa si può fare, a suo avviso, per avvicinare i giovani alle lettura e alla scrittura?

Vittorio Verducci: Questo compito, per la verità, viene svolto dalla scuola, ma il più delle volte viene vanificato dalla televisione, che finisce col rappresentare, per molti bambini e adolescenti, la vera maestra. La televisione, invece, se agisse più a stretto contatto con la scuola, potrebbe svolgere, con questa, un ruolo determinante, incrementando i programmi culturali, che sono veramente troppo pochi. Ma, si sa, la cultura non produce soldi, e invece la TV, soprattutto quella commerciale …

C.S.: L’ultimo libro che ha letto?

Vittorio Verducci: Di libri, data la mia professione, ne ho letti parecchi, dai classici a quelli moderni (Pavese, Calvino, Moravia, autori stranieri). Dei classici ho già parlato. Tra i moderni, amo molto Calvino, per ciò che dice e per il suo modo di scrivere; e poi mi affascinano Ungaretti e Neruda.

C.S.: Un sogno …

Vittorio Verducci: O forse un’utopia: un mondo dove a comandare non siano i soldi, ma la poesia. Potrebbe nascere un regno di pace e d’amore.

C.S.: Una dedica …

Vittorio Verducci: A Carina Spurio, gentile poetessa che ci dona tutto il suo ricco mondo interiore in nobili versi in cui la musicalità del linguaggio si sposa all’arcano e al mistero.

C.S.: Qual è il rapporto con Notaresco il paese in cui è nato e vive?

Vittorio Verducci: È un rapporto d’amore. Per il mio paese ho scritto un inno, tante poesie ed anche un poemetto in vernacolo in cui, immaginando di fare una passeggiata per le sue vie (e quante ne ho fatte!), ho descritto i suoi luoghi e ambienti più caratteristici, cogliendone tutti i colori e tutte le sfumature, e ricordando insieme i tanti, fascinosi personaggi che ne hanno fatto la storia.


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