“Afona del tuo nome” di Teodora Mastrototaro

“Afona del tuo nome” di Teodora Mastrototaro

Feb 19, 2011

Ma esisterà/ un’altra vita/ dopo la poesia?”

L’incipit de “Afona del tuo nome” è una sorta di dedica del libro, una dedica alla poesia stessa,  un interrogativo che non può ricevere responso alcuno ed al quale in realtà l’autrice non riuscirebbe a rispondere essendo la poesia stessa vita e non vita.

“Afona del tuo nome” è stato pubblicato nel 2009 dalla casa editrice Edizione La Vallisa, nella collana di poesia “L’airone” curata da Daniele Giancane. L’autrice è Teodora Mastrototaro e questo è il suo debutto nel mondo della letteratura in versi, un buon debutto, abbastanza particolare che vede il nascere di uno stile proprio ed un incedere tenace e promettente.

La silloge di poesia è stata tradotta e pubblicata in lingua inglese nel 2010 da Jack Hirschman con il titolo “Can’t voice your name”, una notevole soddisfazione per l’autrice.

“Afona del tuo nome” consta di 106 pagine suddivise in introduzione del curatore della collana, liriche ed indice. Sono esattamente 100 le poesie partecipanti della silloge della Mastrototaro, una completezza e rotondità che è conforme ad un’esaltazione del concetto di poesia stessa.

Di metallo le parole. Spezzate./ Nel rigurgito del tempo.”

Ho richiamato il cane.// Mi ha riportato un pezzo di te/ che avevo seppellito/ indigerito/ dietro il mio intestino.”

La tematica principale di “Afona del tuo nome” è la fine di un rapporto amoroso che strugge l’io soggetto delle liriche, un rapporto che non ha giornate di sole, un rapporto terminato da diverso tempo ma nel quale ancora le parole fredde e pesanti riecheggiano nella mente e nel ricordo dell’io. Si nota nella Mastrototaro un particolare utilizzo della figura retorica, quale la metafora e la metonimia. L’intestino è visto come un giardino sul retro, giardino che generalmente atto a nascondere dagli estranei, dai passanti ma che occasionalmente è utilizzato anche come ripostiglio all’aperto per oggetti che non servono. L’uomo in questione, in questo caso, è qualcosa che “non funziona” e che dopo essere stato seppellito – indigerito – ricompare all’io sotto forma di frammento portato dal cane.

Indifeso./ Indifeso ti lavi la bocca/ e mi lavi le mani.// Bevi da me lo sperma/ lasciato negli anni perché/ ripulita/ io possa baciare le stelle/ e farci l’amore.// Stella a sei punte sono io.// Cinque è il mio corpo./ Una è la tua fronte.”

Importante firma stilistica è la concezione della punteggiatura nella sola partecipazione del “punto” come pausa sintattica. Una sorta di simbolo che spezza lo stesso verso e che può presentarsi come chiusura di un concetto o come sublimazione dello stesso. Così come non si può non notare la partecipazione del “verso vuoto”, una momento di straniamento dell’io stesso che vaga alla ricerca della soluzione della sua sofferenza, una soluzione che in realtà non è interessato a cercare.

“splash”// Nell’acqua/ affonda quel sasso/ che lanci da te./ Mano tremante/ abbandona nell’aria.// E affonda nell’acqua/ … “splash” … il sasso/ che lanci da te./ Mano tremante/ abbandona nell’aria.// E i cerchi ingoiano/ di te la tua volontà.// -Addio- tu gli dici/ tremando./ -Addio- tu mi dici tremando.// Sasso che/ affonda nell’acqua/ sono/ e fa “splash”./ Voce tremante/ abbandona nell’aria.// Mi inginocchio/ sulla tua unghia./ Del pollice. Dove/ confessi i dispiaceri.// Ingerita continuerò/ la mi preghiera/ sotto i tuoi denti./ Che sono lo stridere/ nevrotico dei giorni.// E poi nella tua pancia// attenderò le mille me.

“splash” è l’unica lirica di tutta la silloge che non presenta la caratteristica di brevitas che invece domina tutti gli altri componimenti. Il poetare della Mastrototaro è un getto di rappresentazione mentale accompagnato da figure precise che si plasmano con il racconto dell’amore perduto. Il corpo ed in rilievo la pelle, le vene, le arterie, l’urina ed  i reni appartengono ad una simbologia della perdita e dell’elaborazione del lutto che l’io soggetto compie durante lo scorrere del tempo. E saranno sintagmi come “impiccare la fragranza”, “mi spello il tuo profumo”, “falena appettibile” a costruire una fortificazione retorica di protezione e risoluzione della perdita.

Parlami dall’oltretomba dell’affetto.”

Scolpisco/ lisca di pesce e/ mattonelle/ di passi/ camminati male.// Nell’assurdo delle cose.”

Written by Alessia Mocci

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